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Una tecnologia che conferisce ai veicoli elettrici un’autonomia di mille chilometri con una ricarica di soli tre minuti e zero emissioni. Questo è quello che mette sul piatto l’azienda bolognese Arco FC, protagonista di una campagna di equity crowdfunding attualmente in corso sulla piattaforma CrowdFundMe che ha già raggiunto il triplo dell’obiettivo minimo di raccolta fissato a 200 mila euro (e la campagna continuerà fino alla prima settimana di marzo). Segno di come gli investitori vedano del potenziale in una tecnologia green che è già stata testata da Toyota Material Handling: “Con le nostre batterie il carrello elevatore è più economico di quello tradizionale”, spiega a Websim Angelo D’Anzi, azionista di riferimento e amministratore delegato di Arco, “non è solo una questione di essere green, ma anche una questione economica. Spesso, quando si parla di rinunciare a combustibili che derivano dal petrolio, si deve scontare una diminuzione delle prestazioni. Nel nostro caso invece no: la macchina, oltre a essere a zero emissioni, funziona anche meglio”.

Arco FC è una società specializzata nella produzione di celle a combustibile a idrogeno (fuel cells) e batterie al litio. Costituita due anni fa, come una newco, nasce come spinoff del gruppo Arcotronics (ora Kemet NYSE: KEM) in collaborazione con Toyota Material Handlings, gruppo giapponese che produce carrelli elevatori.

Il brevetto più interessante di cui Arco dispone si chiama Direct Link: “Abbiamo fuso insieme due tecnologie agli antipodi, unendo i pregi della fusione tra le celle a idrogeno e le batterie a ioni di litio”, continua il manager, “il risultato è un prodotto leggero, più efficiente e che, in media, riesce a ricaricarsi in tre minuti”. Un altro brevetto importante tra gli asset aziendali è Hydrorec: “È una tecnologia che abbiamo inventato noi per il ricircolo dell’idrogeno: gli altri per farlo utilizzano un compressore molto costoso, noi riusciamo a ottenere lo stesso risultato con sferette di plastica che ci costano 50 centesimi”, spiega ancora il fondatore di Arco. Ulteriori tre brevetti, inoltre, sono in corso di deposito.

E se, per il momento, delle tecnologie della casa bolognese si è parlato sempre in associazione ai carrelli elevatori, l’ambito di applicazione potrebbe essere presto esteso ad altri veicoli: “A oggi abbiamo ordini con Toyota Material Handling”, ha detto D’Anzi, “ma siamo già in contatto con due o tre produttori noti di automobili”. Ma non solo: è in corso di sviluppo un sistema di propulsione ibrido per gli aerei dell’azienda campana Novotech.

La transizione dal veicolo a motore verso il veicolo elettrico in futuro potrebbe essere realtà. Lo credono evidentemente anche gli analisti del mercato, che prevedono, nei 2 mercati in cui opera Arco FC, una crescita media annua dei volumi (Cagr, tasso di crescita annuale composto) del 16% nel settore delle batterie al litio e del 19% nel settore delle fuel cells (tra il 2015 e il 2030). Il fatturato della società, nel 2019, prevede di chiudere con ricavi per 400 mila euro frutto della vendita delle sole campionature. “Per una società in avviamento portare a casa fatturato già al primo anno e non perdite è un grande traguardo”, sottolinea D’Anzi, “mentre per l’anno in corso vogliamo un fatturato di due milioni. La nostra intenzione adesso è costruire una struttura produttiva per realizzare i nostri prodotti e poi crescere, da qua ai prossimi 5 anni, ponendoci come obiettivo i 25 milioni di euro di fatturato”.

I fondi ottenuti attraverso il crowdfunding verranno spesi utilizzati per certificare i prodotti, aumentare il capitale circolante e per la costituzione di una rete commerciale globale. “Per il consolidamento della struttura produttiva, stiamo pensando un ulteriore round di finanziamenti. E non è nemmeno da escludere, in futuro, una possibile Ipo”. Ammesso che Arco non entri nel mirino di qualche colosso globale: “Sul mercato sono presenti pochissime società con la tecnologia richiesta e negli ultimi 6 mesi si è assistito all’acquisizione di quasi tutte queste realtà da parte di colossi. Quindi non è da escludere la possibilità di essere oggetto dell’interesse per una M&A”.

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