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(Teleborsa) – E’ stato presentato ieri il rapporto “Quanto è (ri)conosciuta l’arte italiana all’estero”, a cura di Silvia Anna Barrilà, Franco Broccardi, Maria Adelaide Marchesoni, Marilena Pirrelli e Irene Sanesi, pubblicato dallo studio di professionisti per l’arte e la cultura BBS-Lombard con il sostegno di ARTE Generali.

“E’ da un anno che ci lavoriamo e il percorso si è allargato durante quest’anno di studio. Man mano che andavamo avanti, prima le gallerie, poi le biennali, le aste ed i musei, ci rendevamo conto che questa mappa non finiva qui”, ha spiegato in un’intervista Marilena Pirrelli, esperta di Arte de Il Sole 24 Ore.

“Stiamo parlando di un ecosistema: l’arte contemporanea è un’attività composta da diversi lavoratori che vanno dai curatori agli artisti, ai trasportatori, agli investitori. E’ un sistema che ha bisogno di una struttura, una cabina di regia”.

“Durante questo studio – ha spiegato l’esperta – abbiamo fatto un paragone con gli artisti contemporanei degli altri paesi ed abbiamo visto, per esempio, che nel 2000, gli artisti italiani nati dopo il 1960 battevano in asta gli artisti contemporanei francesi e tedeschi, mentre nel 2021 i francesi ci superavano come fatturato totale di otto volte ed i tedeschi di cinque volte. Questi Paesi avevano costruito un sistema in grado di sostenere artisti anche trentenni, mentre noi a mala pena riusciamo ad avere Cattelan come prestigioso artista che viene battuto per diversi milioni in asta”.

“C’è quindi un problema, c’è stata una mancanza di presenza del sistema, una mancanza di regia, che grazie alla Direzione del contemporaneo, nel 2017, ha riavviato l’Italian Council e lanciato il PAC, il piano per la cultura contemporanea, e questa forte rete degli istituti di cultura esteri, che però abbiamo avuto la sensazione che non fossero in network”.

“Il Ministero degli Esteri deve dialogare col Mistero della Cultura per riuscire a far sì che, con il collegamento di quelle sedi con le strutture locali e con i musei locali, gli artisti italiani vengano sostenuti e dialoghino poi con le istituzioni italiane. C’è quindi da costruire un ecosistema anche in Italia“.



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