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In Cina, le azioni sono affondate del 9% alla riapertura dei mercati dopo la settimana di pausa per il Capodanno lunare. Lo yuan è sceso sotto quota 7 contro il dollaro USA, a picco anche rame e ferro. Il numero di vittime provocate dal coronavirus è salito a 380 e si dice che più di 17.000 persone siano infettate.

La banca popolare cinese (People’s Bank of China, PBoC) ha tagliato il tasso sui finanziamenti di 10 punti base e ha iniettato denaro nel sistema, nel tentativo di rallentare la corsa al ribasso. Le misure mirate potrebbero aver allentato un po’ la pressione, ma, considerando l’entità delle vendite, le autorità avrebbero comunque potuto fare poco. Nei prossimi giorni la Cina probabilmente prenderà gradualmente altre misure per contenere il panico sui mercati.

A questo punto vale la pena notare che i mercati hanno riaperto, ma molte aziende cinesi resteranno chiuse per un’altra settimana. Una cosa è certa: l’economia cinese subirà un duro colpo nel primo trimestre; secondo Bloomberg, la crescita potrebbe scendere fino al 4,5%. Una prima indicazione arriva dal PMI di Caixin: a gennaio, il manifatturiero cinese è cresciuto al ritmo più lento da cinque mesi.

Lunedì alcuni mercati asiatici, non tutti però, si sono uniti alle vendite cinesi. Il (-0,98%) e l’ASX 200 (-1,34%) sono calati, invece (+0,11%) e Nifty (+0,63%) hanno guadagnato.

Il WTI è scivolato sotto i $51 al barile, mentre il è sceso a $55,40.

L’oro si è impennato a $1591 all’oncia, per poi correggere sul livello a $1580, mentre il rendimento dei decennali USA si consolidava vicino all’1,52%. ha superato quota $9500.

Altrove, lunedì le borse potrebbero cavarsela senza incorrere nell’ondata di vendite. In Europa, i future su FTSE (+0,39%) e (+0,17%) sono saliti prima di stornare parte dei rialzi in avvio di seduta. I future su (+0,59%), S&P500 (+0,66%) e (+0,87%) indicano che il sentiment in Europa e negli USA potrebbe risentire meno della pesante svalutazione in Cina. Tuttavia, sui titoli dell’energia e del settore estrattivo peseranno sicuramente i prezzi in calo di petrolio e materie prime.

A gennaio, in Giappone il manifatturiero si è contratto più del previsto. L’ ha tenuto a 108,30, perché i flussi verso il bene rifugio yen sono stati parzialmente compensati dalla debole cifra sul PMI, che ha rinvigorito le colombe della Banca del Giappone (BoJ).

Oggi saranno pubblicati i PMI definitivi in Europa, Regno Unito, Canada e USA, che non dovrebbero riservare sorprese. Gli investitori sperano che il dato tedesco mostri che il rallentamento ha toccato il fondo.

L’euro è passato di mano sopra 1,1080 contro il dollaro USA e sembra pronto a sfidare le offerte a 1,11, salvo sorprese negative sul fronte dei dati.

La sterlina ha consolidato i rialzi sopra quota 1,3155 contro il dollaro USA, pari al timido ritracciamento del 23,6% di Fibonacci sul rimbalzo successivo alla decisione della Banca d’Inghilterra (BoE). I dati PMI di oggi probabilmente non innescheranno grosse reazioni sul mercato. Il PMI riferito ai servizi, che sarà pubblicato mercoledì, è più importante per l’economia del Regno Unito, dove i servizi rappresentano circa l’80% dell’economia. Dati economici incoraggianti dovrebbero comunque tenere alla larga gli orsi. Dal punto di vista tecnico, l’attuale tendenza rialzista dovrebbe persistere sopra il livello cruciale a 1,3120, pari al forte ritracciamento del 38,2%.

Sul fronte societario, oggi, a mercati chiusi, Google (NASDAQ:) renderà noti gli utili del quarto trimestre. Anche Walt Disney e Twitter pubblicheranno i risultati, rispettivamente martedì e giovedì.





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