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ROMA – Una crisi che ha tolto ai lavoratori più svantaggiati e ha dato a quelli che già si trovavano in cima alla piramide dei redditi. Lo studio “Covid-19 and official statistic: a wakeup call” di Francesca Carta, appena pubblicato sul sito della Banca d’Italia, esamina proprio come a perdere gran parte se non tutto il proprio reddito, a causa del lockdown e dell’impossibilità di lavorare in smart working, siano stati soprattutto i precari e gli autonomi che lavoravano nella ristorazione, nelle strutture di alloggio, nella manifattura “non essenziale” (settori i cui codici Ateco non erano inclusi tra quelli delle aziende autorizzate a rimanere aperte), nelle costruzioni. Lavoratori che già si trovavano in basso nella piramide dei redditi, e che non sono di regola coperti dagli ammortizzatori sociali. Una situazione che sarenne diventata esplosiva se non fossero intervenuti gli ammortizzatori straordinari: l’indennità di 600 euro per gli autonomi, la Cassa Covid per le aziende piccole e piccolissime.

 

Grazie alle misure straordinarie si è evitato che la perdita di reddito travolgesse queste categorie. L’ultimo quintile di reddito, infatti, avrebbe perso senza gli ammortizzatori Covid quasi il 25 per cento in media delle entrate. contro circa il 15 per cento del quintile più alto. Ma le misure straordinarie hanno limitato fortemente questa perdita, quasi fino ad azzerarla: considerato che si tratta infatti di redditi bassi, misure come l’indennità di 600 euro sono particolarmente efficaci per l’ultimo quintile. La disuguaglianza da lavoro si è fortemente accentuata nel primo semestre del 2020, che ha visto il lockdown più duro per le imprese e le famiglie: l’indice di Gini che misura la disuguaglianza dei reddit è aumentato di 4 punti percentuali, dal 34,8 per cento del 2019.

 

I più colpiti in assoluto sono stati i lavoratori autonomi: durante il lockdown tra marzo e maggio infatti ha dovuto smettere di lavorare il 44 per cento del totale, contro il 33 per cento dei lavoratori dipendenti. Ma la quota dei lavoratori fermi dell’ultimo quintile più povero dei redditi supera di quasi dieci punti percentuali quella dei primo quintile più ricco. E anche la possibilità di proseguire in smart working è stata molto più alta per il primo quintile (la differenza in questo caso è di ben 30 punti percentuali).

 

Senza le misure straordinarie, in media la perdita di reddito per ogni lavoratore sarebbe stata nel primo trimestre di quest’anno del 17 per cento, calcola lo studio di Bankitalia. Questa perdita è mitigata a regime dagli ammortizzatori sociali, nell’ordine del 10 per cento. Ma si tratta di medie: i lavoratori a basso reddito e precari o autonomi avrebbero perso ben di più, in media il 25 per cento. Grazie agli ammortizzatori sociali questa perdita è scesa al 5 per cento. E ha mitigato l’aumento dell’indice di Gini sulla disuguaglianza dei redditi, che è comunque passato al 36,5 per cento nel primo trimestre del 2020, e al 41,1 per cento nel secondo trimestre, un fortissimo balzo in avanti, superiore anche all’aumento registrato tra il 2009 e il 2014 per via della precedente crisi, che si è comunque fermato al 3,1 per cento.

 

Gli ammortizzatori sociali, conclude lo studio, “sono fondamentali nel ridurre in modo significativo l’aumento della diseguaglianza nel breve termine”. Tanto che gli ammortizzatori sociali straordinari hanno permesso di mantenere il precedente livello di disuguaglianza, che già comunque era notevole. Il problema è che questi interventi sono straordinari. Mentre la profonda diseguaglianza del mercato del lavoro imporrebbe un ammortizzatore sociale stabile, ordinario anche per queste categorie a basso reddito e svantaggiate dal punto di vista della stabilità. Una questione che si era già posta all’attenzione del precedente governo: l’ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo infatti aveva convocato un tavolo con i rappresentati delle professioni e del lavoro autonomo proprio per cercare di affrontare la questione, di difficile soluzione per i lavoratori iscritti alle casse. Mentre per gli iscritti alla sezione separata dell’Inps è partita in via sperimentale l’Iscro.

 

E di difficile ricollocazione in caso di disoccupazione: una questione su cui pone l’accento un altro studio di Bankitalia, dal titolo “Il (poco) potenziale di riallocazione per i lavoratori più colpiti dalla crisi pandemica”, di Gaetano Basso, Adele Grompone e Francesca Modena. Infatti i bassi livelli di competenze che caratterizzano in modo particolare i lavoratori dell’alloggio e della ristorazione possono limitare la mobilità tra settori. Per fare qualche esempio, nel 2019 solo l’8 per cento dei lavoratori di questo settore aveva una laurea, contro una media del 22 per cento in Italia. Fanno meglio i lavoratori dei settori dell’intrattenimento e dello spettacolo, colpiti altrettanto duramente dalle misure anti-Covid. che arrivano invece a una quota del 28 per cento di laureati.

 

 



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