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Inaspettatamente Bernie Sanders ha vinto le elezioni in Iowa, stato da sempre riconosciuto come anticipatore del futuro antagonista nella corsa presidenziale, ottenendo il 24,4% dei voti, seguito da vicino dall’ex sindaco di South Bend, Pete Buttigieg al 21,4%. La senatrice Elizabeth Warren ha raccolto il 18,8%, mentre l’ex vicepresidente Joe Biden, dato per vincente da quasi tutti i sondaggi, non è riuscito ad andare oltre il 15%.

Capisco che per molti di voi sapere che Bernie Sanders ha vinto in Iowa può sembrare una notizia superflua e non interessante, o magari molti di voi neanche sanno chi sia Bernie Sanders. Se volete investire nel mercato americano, ahimè, queste informazioni sono importanti, perchè?

Perchè se Bernie Sanders dovesse vincere le primarie e prendersi pure la Casa Bianca, sarebbe il peggior incubo politico di Wall Street.

Gli investitori odiano notoriamente l’incertezza. Ed è difficile immaginare qualcosa che causerebbe più incertezza al sistema capitalista che eleggere un socialista democratico autoproclamato che chiede una rivoluzione politica.

Sanders vuole vietare il fracking di petrolio e gas, dividere le grandi banche e istituire un’imposta sul patrimonio. Immaginate niente di peggio per un mercato capitalista come quello americano? Io no.

Ecco perché Wall Street sente Sanders col fiato sul collo e queste elezioni in Iowa non sono state viste di buon occhio dalla maggior parte degli hedge founder d’America. Tra l’altro ci si aspetta anche la vittoria nel Super Tuesday. Saremmo costretti a confrontarci con la realtà secondo cui Sanders, un tempo considerato un candidato di lunga data (vista la sua età – 79 anni), non avrebbe potuto vincere le elezioni del 2020.

Jeff Gundlach, investitore miliardario che predisse correttamente la vittoria nel 2016 di Donald Trump, ha avvertito in settimana Wall Street che la sua più grande “paura” incombente in questi giorni sarebbe una vittoria per Sanders.

Sanders è salito nei sondaggi per tutto il mese di gennaio ed è ora considerato il favorito per vincere la nomination secondo le previsione PredictIt. Sanders ha ora una probabilità del 46% di vincere la nomination, rispetto al 18% all’inizio di dicembre. Il prossimo democratico più vicino è Joe Biden, con il 27%, secondo PredictIt.

Lui vuole riscrivere l’economia americana

Lo adori o lo odi, non c’è dubbio che Sanders stia abbracciando politiche che riscriverebbero vaste aree dell’economia americana. Il senatore americano del Vermont vuole distruggere Facebook, frenare i riacquisti di azioni e fornire Medicare a tutti. Qualunque sia la saggezza di quelle mosse, ognuna causerebbe un’enorme incertezza per gli investitori.

Io personalmente sono stato sul sito di Sanders, ben fatto, consiglio la lettura, nella sua sezione “issues”, cioè i programmi che vuole affrontare ce ne sono alcuni che mi ricordano molto una citazione di Nikita Khrushchev.

“I politici promettono sempre di costruire ponti dove non ci sono fiumi.”

Vi elenco solo alcuni punti:

Medicare per tutti

College per tutti

Case per tutti

Giustizia per tutti

Tasse alte ai ricchi

Banche gratis per tutti

Internet veloce per tutti

Lavoro per tutti

Io non ho nulla contro Sanders, per carità, ma ad essere onesti ciò che propone è qualcosa di utopico, letteralmente, altro che muro di Trump, qui siamo di fronte ad un ribaltone legislativo, culturale e sociale del più grande paese del mondo.

Al contrario, il principale rivale di Sanders, Biden, ha sostenuto politiche meno drammatiche. Ad esempio, Biden sostiene una tassa sul carbonio, ma non vuole vietare il fracking o le esportazioni di combustibili fossili. Vuole espandere l’Obamacare ma si oppone al Medicare per tutti. Biden chiede maggiori imposte sulle società, ma non una implementazione di un’imposta sul patrimonio come Sanders.

Credo che il mercato possa convivere con Joe Biden perché è accettato come più centrista, Wall Street potrebbe anche vivere con altri moderati ancora in corsa, tra cui il miliardario Michael Bloomberg, l’ex sindaco dell’Indiana Pete Buttigieg e il senatore Amy Klobuchar. Bernie ha tutte le premesse per essere il “peggior incubo” di Wall Street. Da parte sua, Sanders ha abbracciato l’idea di essere il Baba Yega (l’uomo nero) di Wall Street.

“La classe miliardaria è spaventata e dovrebbe esserlo”

ha scritto Sanders sulla sua pagina Instagram il mese scorso.

Ha promesso di “porre fine all’avidità” in molti settori, tra cui Wall Street, assicurazioni e combustibili fossili. E’ pronto ad essere il loro peggior incubo e difendere le famiglie. Certo, è importante ricordare che un presidente Sanders non potrebbe impugnare una bacchetta magica per mettere in atto le sue proposte di politiche estreme. Il Congresso deve approvare eventuali cambiamenti radicali. I repubblicani (e forse anche alcuni democratici moderati) cercherebbero sicuramente di bloccare l’agenda di Sanders. E il GOP potrebbe ancora controllare il Senato degli Stati Uniti.

Anche se un progressista dovesse sedersi alla Casa Bianca e il Senato diventasse blu (democratico), ci sarebbero abbastanza moderati per “imbottigliare i cambiamenti di politica più aggressivi, come se il Senato fosse un firewall alle politiche estreme di Sanders.

Io sono convinto che Sanders non riuscirà a prendersi la poltrona più ambita del mondo, primo perchè Biden rimane comunque la prima scelta dei democratici, anche dopo la battuta d’arresto in Iowa, è sempre il candidato più apprezzato. Inoltre tutti danno per sconfitto in partenza Trump, che piaccia o no il suo modo di fare, ha davvero realizzato ciò che promise quando fu eletto. Trump ha le carte in regola per farsi un secondo mandato e gli americani lo adorano, al di là delle sue pazzie “twittiane”, è considerato ancora l’uomo giusto per il paese.

In questi giorni sto leggendo un libro molto interessante, un regalo fatto dal mio collega Marco, Assedio. Fuoco su Trump di Michael Wolff, un viaggio all’interno della Casa Bianca che svela tutti i retroscena di un presidente matto ma coerente con le sue decisioni, gli americani al primo posto, quel che costi. Io non sono un suo fan, sia chiaro, dico solo che secondo i sondaggi, lui è ancora il preferito come presidente.

Se Sanders è un risultato da incubo, altri quattro anni di Trump sono ampiamente visti come il miglior risultato per il mercato azionario a Wall Street, come dice il proverbio, scegliere il male minore.

Il nuovo mandato di Trump

Trump ha lanciato la sfida ai democratici per un secondo mandato a colpi di tassazione più bassa (maggiore a quella fatta nell’attuale mandato), più deregolamentazione e indifferenza totale sui disavanzi di trilioni di dollari, se al paese piace, nulla da dire, che l’economia possa digerire la sua indifferenza è un’altra questione.

Ma una rielezione di Trump comporta anche dei rischi.

Con un secondo mandato Trump potrebbe dimostrarsi ancora più aggressivo e imprevedibile nell’utilizzare le tariffe come arma, a briglie sciolte si spingerebbe verso scenari da guerrafondaio, ora rimane tranquillo perchè una seconda rielezione è troppo importante e una spinta verso cattive diplomazie non verrebbe visto di buon occhio dal suo elettorato.

Le azioni si comportano molto meglio sotto i democratici

Ritengo che aumento dell’imposta sulle società sarebbe negativo per le azioni, la volatilità e l’incertezza causate dai contrasti con la Cina e l’Iran sono state allo stesso modo negative. Non credo che dovremmo trarre automaticamente la conclusione che un repubblicano sarebbe la scelta migliore per il mercato e un democratico peggiore, dico solo che il peggio sarebbe Sanders.

Se diamo uno sguardo alle tanto amate statistiche, dal 1944 lo S&P500 ha registrato un guadagno medio dell’11,1% all’anno sotto le amministrazioni democratiche, rispetto al 6,9% sotto i repubblicani, secondo una ricerca di CFRA. Tale tendenza è ancora più pronunciata immediatamente dopo le elezioni. Lo S&P500 ha registrato in media un guadagno del 17% durante il primo anno di un ciclo presidenziale democratico, rispetto allo 0,4% dei repubblicani.

È anche saggio prendere queste previsioni di mercato con le pinze. Nessuno sa esattamente come reagirà il mercato con un nuovo presidente, alla fine, la salute di fondo dell’economia e dei profitti aziendali, non della politica, è il vero motore dei prezzi delle azioni.

Ad esempio, molti a Wall Street hanno sottolinearono che una vittoria di Trump nel 2016 avrebbe avuto un impatto positivo sull’azionario. Avevano ragione – per circa cinque ore i futures azionari precipitarono appena saputo della vittoria di Trump. Le azioni poi decollarono e oggi Trump è considerato lo scenario migliore per Wall Street nel 2020.





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