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la giornata dei mercati

Ieri la Fed ha rassicurato gli investitori che le politiche di stimolo monetario continueranno a lungo e che i tassi resteranno a zero almeno fino al 2022

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(AFP)

Ieri la Fed ha rassicurato gli investitori che le politiche di stimolo monetario continueranno a lungo e che i tassi resteranno a zero almeno fino al 2022

2′ di lettura

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Le prime indicazioni che arrivano dai futures sulle Borse europee sono per un’apertura in netto ribasso per i principali indici sulla scia di una seduta negativa per buona parte delle piazze asiatiche. A pesare sull’umore degli investitori sono le indicazioni arrivate dalla Fed che ha espresso cautela sulle prospettive di ripresa dell’economia. Questa cautela, più che la rassicurazione sul fatto che la politica resterà espansiva a lungo e che i tassi resteranno a zero almeno fino al 2022, ha pesato sull’umore degli investitori nella seduta di ieri.

La scommessa su un rapido rimbalzo dell’economia che aveva favorito il recente sprint degli indici in Europa è stata infatti ridimensionata anche dalle previsioni economiche rese note ieri dall’Ocse: -6% per il Pil mondiale nel 2020 che potrebbe arrivare a -7,6% nel caso di una seconda ondata di contagi in autunno.

Previsioni fosche, in particolare per l’Italia (-14% il crollo del Pil previsto in caso di seconda ondata), che hanno spinto gli investitori a rivedere il recente riposizionamento su settori più esposti alla recessione. Come le banche, che in un primo momento sembravano favorite dalel indiscrezioni sul lancio di una bad bank europea allo studio della Bce, ma che hanno dovuto pagare dazio ai ribassisti registrando una calo dell’1,29% sull’indice settoriale europeo.

Il saldo a fine seduta non è comunque drammatico: -0,86% Piazza Affari, -0,82% Parigi, -0,7% Francoforte. Segnale forse tutto è stato frutto più di un’ondata di prese di profitto che di un cambio di direzione più drastico. E i realizzi, sul segmento obbligazionario, hanno finito col penalizzare anche i BTp reduci anch’essi da una striscia rialzista: il rendimento del titolo decennale si è così riportato oltre il punto e mezzo percentuale mentre lo spread ha chiuso in rialzo a 185. Una risalita, quella dello spread, favorita dalla contestuale ondata di acquisti sui Bund tedeschi i cui tassi sono scesi allo 0,33 per cento.

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