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MILANO – Le Borse europee sono orientate a una partenza positiva dopo i record di Wall Street in chiusura del 2020. A far propendere i mercati del Vecchio continente per un rialzo nella prima seduta del 2021 ci sono anche l’accordo della vigilia di Natale sulla Brexit e il via alla campagna di vaccinazioni anti-Covid di massa nei 27 Paesi dell’Unione. L’Eurostoxx 50 sale dello 0,54%, i future sull’indice Ftse 100 di Londra avanzano dello 0,90%, quelli sul Dax di Francoforte dello 0,91% e sul Cac 40 di Parigi dello 0,94%.

Riflettori puntati, a Piazza Affari, sulle assemblee di Psa e Fca che in sincrono si pronunceranno sul matrimonio tra le due case automobilistiche sotto il segno della nuova holding Stellantis. Nel pomeriggio, inoltre, sono attesi i dati sulle immatricolazioni italiane di dicembre.

Gli investitori europei raccolgono il testimone dopo una seduta contrastata in Asia, dove si temono soprattutto nuove restrizioni nell’area di Tokyo per stoppare possibili ondate di ritorno della pandemia.

La Borsa di Tokyo ha chiuso in calo la sua prima sessione dell’anno, poichè gli investitori sono preoccupati per la situazione sanitaria in Giappone, dove un nuovo stato di emergenza potrebbe essere istituito nella capitale. L’indice Nikkei ha perso lo 0,68% a 27.258,38 punti e l’indice Topix è sceso dello 0,56% a 1.794,59 punti. Il premier giapponese Yoshihide Suga ha annunciato che il suo governo “sta valutando” un nuovo stato di emergenza nella grande regione di Tokyo di fronte alla recrudescenza dei contagi da coronavirus, ritenendo “molto grave” la situazione sanitaria del Paese. Il governatore della capitale, Yuriko Koike, potrebbe chiedere a bar e ristoranti di chiudere i battenti alle 20,00 invece che alle 22 di ora, a partire da giovedì, secondo quanto riportato dal quotidiano ‘Nikkei’. Diverso l’umore altrove in Asia: l’Hang Seng di Hong Kong avanza dello 0,72%, la Borsa di Shanghai dello 0,81% e il Kospi di Seul balza del 2,38%.

Le contrattazioni del 31 dicembre a Wall Street si erano invece chiuse in grande stile, con i record di Dow Jones e S&P500 al culmine di un anno dalla estrema volatilità. Il Nasdaq ha guadagnato il 43,6% nel 2020, registrando il miglior anno dal 2009; lo S&P500 500 ha aggiunto il 16,3%, il Dow il 7,3%. Il tech è stato il settore dominante dell’anno – a causa delle restrizioni per la pandemia di coronavirus che hanno tenuto in casa le persone – con un rialzo di oltre il 42%. Il titolo del 2020 è stato quello di Tesla, che ha guadagnato il 743% in un anno che ha visto come ciliegina sulla torta l’ingresso nell’indice S&P500 delle società più importante. Nel circolo ristretto delle blue chip del Dow, Apple è stato il migliore, con un rialzo annuale dell’81% e una capitalizzazione arrivata a 2.300 miliardi di dollari. Molto bene anche gli altri titoli Faang: Amazon è cresciuto del 76%, Netflix del 67%, Facebook del 33%, Alphabet (Google) del 31%. Oggi i future sui listini americani sono contrastati.

Sul mercato valutario si registra l’apertura in rialzo per l’euro, sull’onda del rapido e sotto certi versi inaspettato sviluppo del vaccino anti-Covid. La moneta unica passa di mano a 1,2251 dollari e 126,16 yen. Giù dollaro/yen a 103. La sterlina britannica guadagna terreno sul biglietto verde a 1,3683 ed è in calo a 89,53 pence contro l’euro.

Nell’agenda di giornata si segnalano in particolari i dati sugli indici Pmi manifatturieri che anticipano l’andamento economico delle fabbriche attraverso i sondaggi ai direttori degli acquisti. L’indice Pmi manifatturiero del Giappone stilato congiuntamente dalle società Jibun Bank e da Markit si è attestato a dicembre a 50 punti, rispetto ai 49,7 punti di novembre. Si è collocato così proprio sulla linea di demarcazione tra fase di contrazione (valori al di sotto) e di espansione (valori al di sopra), con il sottoindice della disoccupazione, in particolare, salito per la prima volta dal febbraio del 2020. Rimane in fase di espansione ma cala il Pmi manifatturiero della Cina di Caixin e Markit: è sceso a 53 punti, rispetto ai 54,9 punti di novembre. Il dato è stato inferiore ai 54,7 punti attesi dal consensus.

I prezzi del petrolio sono in rialzo sui mercati asiatici, con gli occhi degli investitori puntati sul vertice dell’Opec+ in programma oggi, da cui ci si aspetta che il cartello e i suoi alleati limitino la produzione di greggio ai livelli attuali a febbraio, poichè la pandemia di coronavirus mantiene alte le preoccupazioni sulla domanda nel primo semestre del 2021. Al termine dell’ultimo vertice, che si è tenuto tra il 30 novembre e il 3 dicembre, l’Opec+ si è impegnata ad aumentare l’offerta di 500.000 barili al giorno a gennaio, una cifra inferiore rispetto ai due milioni inizialmente previsti. In quella occasione i tredici membri del cartello, guidati dall’Arabia Saudita, e i dieci alleati, guidati dalla Russia, hanno deciso di incontrarsi all’inizio di ogni mese per decidere sull’adeguamento, o meno, del volume di produzione. Il mercato petrolifero è stato sotto pressione nel 2020, con il prezzo spot del greggio Wti in calo del 20% da gennaio, poichè la pandemia ha causato un restringimento della domanda globale. Il Wti avanza dello 0,96% a 49,48 dollari al barile, il Brent guadagna l’1,13% a 52,94 dollari al barile.



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