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ROMA – La sfortuna ci vede benissimo, anche al ristorante. Lo dimostra la storia di cui si è appena occupata la nostra Corte di Cassazione.

Nel 2007, una famiglia va al ristorante, con la figlia (minore) e alcuni suoi amichetti, particolarmente scatenati. Quando la cameriera arriva al tavolo con una pizza fumante, uno degli amichetti la urta e le fa perdere l’equilibrio. La pizza cade così sul braccio della bambina seduta al tavolo, che ne rimane ustionata.

La famiglia chiede un risarcimento al ristoratore. Ma il Tribunale civile di Roma (sezione di Ostia) nel 2008 respinge la domanda. In secondo grado, invece, la Corte di Appello accoglie la richiesta di risarcimento stabilendo che il ristoratore paghi alla famiglia della bambina la somma di 30 mila euro.

La Corte di Appello contesta l’eccessiva tolleranza del ristoratore verso una comitiva di clienti bambini “particolarmente turbolenta”. In altre parole, il ristoratore avrebbe dovuto “prevedere” che quelle piccole pesti avrebbero potuto creare un danno a persone o cose. Invece non li ha richiamati all’ordine.

E in questo la Corte di Cassazione – chiamata a dire l’ultima parola nel terzo e definitivo grado di giudizio – sembra concordare. Male ha fatto il ristoratore a tollerare la maleducazione dei bambini, se davvero questo è avvenuto.

Per motivare le sue argomentazioni, la Corte di Cassazione cita addirittura l’antico giurista romano Ulpiano, il quale racconta “di un barbiere che, mentre radeva un cliente, lo ferì alla gola perché colpito al braccio da un pallone, scagliato da ragazzi che giocavano nei pressi”.
 

“In quel caso il grande giurista ritenne il barbiere in colpa non già per aver ferito il cliente, ma per avere scelto di esercitare la propria professione in un luogo dove notoriamente i ragazzi giocavano a palla”.

La Corte di Cassazione dà torto al ristoratore anche su un altro punto. Per questo ristoratore “il contratto di ristorazione ha come oggetto unicamente la fornitura delle pietanze e delle bevande”. Dunque il titolare del locale non è responsabile se un avventore (il bambino troppo vivace) danneggia una cliente (la bimba ustionata).

La Cassazione ribatte che il ristoratore, il titolare dell’albergo, l’autista di un bus devono farsi carico della incolumità dell’ospite che gli ha affidato la sua persona.

Il ristoratore – che dunque perde il ricorso in Cassazione su questi due punti – riesce a vincere su altri. La Cassazione osserva che la Corte d’Appello non ha ricostruito con precisione la dinamica dei fatti. Il bambino, ad esempio, si stava agitando da tanto tempo oppure lo ha fatto solo al momento dell’arrivo delle pizze a tavola?

La cameriera è stata come investita dal bambino scalmanato oppure poteva evitare il suo urto, prevedendolo? Altra domanda senza risposta,al momento.

Sempre la Cassazione nota che la Corte d’Appello non motiva la decisione di risarcire la piccola ustionata con 30 mila euro. Scrive la Cassazione: “La sentenza non indica in cosa consistette il pregiudizio estetico; quale ne fu l’entità; se abbia causato solo una invalidità permanente o una invalidità temporanea; in che termini percentuali potesse stimarsi l’invalidità; attraverso quali criteri è pervenuta alla determinazione dell’importo”.

Per tutte queste ragioni, alla fine del suo ragionamento, la Cassazione rispedisce il caso alla Corte d’Appello, che dovrà riesaminarlo in “diversa composizione”, dunque con altri giudici. 



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