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Le vendite colpiscono Piazza Affari che interrompe la striscia di rialzi record delle ultime due settimane, trascinata al ribasso dalle deboli performance del comparto bancario che trova posto sul fondo del listino. A Milano, l’indice Ftse Mib è così capitolato del -1,49%, scivolando sotto la barriera psicologica dei 20 mila punti a 19.930,2.

Un’intera seduta vissuta sotto pressione per l’intero settore finanziario dopo la raccomandazione del Consiglio generale del Comitato Europeo per il rischio sistemico, organo di supervisione della Bce, circa lo stop dei dividendi per tutto il 2020, ossia oltre il limite del primo ottobre stabilito dalla Bce lo scorso marzo. “Nelle nostre stime abbiamo già assunto il fatto che non verranno pagati i dividendi nel corso del 2020 per le banche sotto la nostra copertura, con un ritorno alla cedola atteso nel 2021, mentre una potenziale estensione della sospensione al 2021 avrebbe un impatto negativo sulle nostre stime”, precisano gli analisti di Banca Imi.

Tra le peggiori Ubi Banca e Intesa Sanpaolo che hanno registrato cali rispettivamente del 5% e del 4,6%, male anche Unicredit (-3,7%). Sotto la lente del mercato nel corso della giornata i rumors circa l’esito di una prima fase dell’istruttoria antitrust che non vedrebbe le condizioni per dare il via libera all’OPS di Intesa su Ubi Banca. Poco prima della chiusura delle contrattazioni in Europa, è uscita una nota dell’Autorità nella quale si precisa che non è stata presa alcuna decisione da parte dell’Antitrust sulla compatibilità dell’operazione di concentrazione Intesa Sanpaolo/Ubi Banca con le regole della concorrenza. “Allo stato, infatti, è stata trasmessa alle imprese interessate la sola Comunicazione delle Risultanze Istruttorie, che rappresenta la valutazione preliminare degli uffici dell’Autorità in ordine alle possibili criticità concorrenziali dell’operazione di concentrazione”. La decisione definitiva conclude la nota, in merito alla compatibilità della concentrazione sarà assunta dal Collegio solo all’esito del contraddittorio con le imprese interessate.

Segni negativi anche tra gli industriali, con Leonardo che ha ceduto il 4,1% e per Fca che ha ceduto il 4,4% sulle indiscrezioni su rischio istruttoria antitrust Ue. Su quest’ultimo fronte Equita Sim rileva che, “secondo indiscrezioni riportate da Reuters l’antitrust europeo avrebbe chiesto chiarimenti a Fca-Psa per il segmento degli LCV. Le società dovranno dare garanzie sulla salvaguardia della concorrenza al fine di evitare che venga avviata un’istruttoria che potrebbe durare fino a 4 mesi, rischiando di far slittare il closing. Il resoconto dell’antitrust verrà pubblicato entro il 17 giugno”.

Giornata negativa, tra le big del listino, anche per ENI con -2,98% a 9,376 euro.

Si sono contese nel corso della seduta la vetta del Ftse Mib Nexi (+2,5%) e Cnh Industrial (+2,2%). Per la paytech italiana sotto la lente il piano di rilancio dell’economia e del sistema Paese realizzato dalla task force guidata da Vittorio Colao, che secondo Mediobanca Securities “sosterrà i pagamenti digitali”. “Giudichiamo positivamente la notizia in quanto conferma l’impegno del governo per aumentare l’uso dei pagamenti digitali”, segnalano gli esperti di piazzetta Cuccia secondo i quali “la trasformazione digitale sta guadagnando slancio e svolgerà un ruolo chiave in questa fase”.

Cnh Industrial festeggia invece l’effetto dell’Ipo boom di Nikola a Wall Street. Si tratta di startup dell’Arizona specializzata nella produzione di motori elettrici e ad idrogeno dopo l’operazione di fusione inversa con VectoIQ. In pochi giorni la market cap è esplosa salendo a 26 miliardi di dollari (solo ieri +104% e poi è ulteriormente salita in after hour) per le prospettive sulle applicazioni di queste tecnologie. Ieri il gruppo della galassia Agnelli ha comunicato gli aggiornamenti sull’investimento di 250 milioni di dollari, effettuato attraverso il suo segmento di veicoli commerciali Iveco, in Nikola.





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