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Altro che festa, altro che Capodanno cinese. Proprio nei giorni più sentiti dell’anno, per il Paese asiatico deve far fronte a varie emergenze. Non basta il virus che ad oggi ha ucciso già 25 persone e si registrano oltre 600 casi di polmonite da coronavirus, ci si mette anche la situazione economica.

La sofferenza delle piccole banche

Le piccole banche non attraversano un buon periodo dopo aver fatto il bello e cattivo tempo elargendo tanti prestiti. Oggi quelle somme prestate sono diventati debiti come macigni. Con vari escamotage sono stati accontentati tutti ma adesso i conti non tornano. Il debito è stato nascosto con abili sistemi di ingegneria finanziaria.

Tanti soldi dati con leggerezza ma che ora mettono in seria difficoltà i regolatori che prima avevano chiuso un “occhio a mandorla”. Il flusso di credito è stato continuo e verso aree non prese in considerazione dalle grandi banche. Un motivo ci sarà stato per un comportamento diverso dalle piccole banche.

Oggi i nodi vengono al pettine.

In dieci anni la Cina ha dimezzato il tasso di crescita, la sofferenza bancaria aumentata e il governo vuole correre ai ripari. Ci vogliono tanti soldi per fare una bonifica bancaria.

Cosa vuole fare Pechino

Pechino ha lanciato l’ancora di salvataggio già a sei piccoli istituti di credito. Ma non sono le sole. Si stima che ci sono almeno venti banche in difficoltà. Servono almeno 300 miliardi di dollari in nuovi finanziamenti per aumentare il capitale che usano per compensare i rischi.

La circolazione di molta moneta ha generato fattori controproducenti. E non è neanche facile risalire alle cause per mancanza di trasparenza nel sistema finanziario cinese.

Falle nella trasparenza

Non si pubblicano bilanci e per sentito dire il rapporto ufficiale tra prestiti in sofferenza e credito totale è inferiore al 2%. Ma pochi ci credono.

La Cina ha molte riserve finanziarie e può permettersi il lusso di coprire gli ammanchi. Per chi vive da vicino la situazione bancaria dei piccoli istituti bancari cinese predica ottimismo. Ma intanto la situazione non è delle migliori. C’è chi incoraggia le grandi realtà bancarie  a investire in quelle più deboli.Chissà perché…

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