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La conciliazione nel settore dell’energia accelera e continua a crescere: nel 2020 i consumatori, tra rimborsi, indennizzi e ricalcoli hanno ricevuto dieci milioni di euro. Dieci milioni che gli operatori avrebbero intascato ingiustamente se non fosse intervenuto il meccanismo di Arera, l’autorità del settore. La conciliazione infatti serve a risolvere le controversie tra clienti e società, è obbligatoria per luce e gas ed è uno strumento “amichevole” e senza costi prima di ricorrere, nel caso in cui non si arrivi a un accordo, in tribunale.

Tra il 2019 e il 2020 le domande di accesso al servizio sono aumentate da 16 a 18.000 e, dal 2018 a oggi, è quasi raddoppiato l’importo restituito ai consumatori: da 5,6 a 10,3 milioni di euro. Questa cifra si raggiunge sommando rimborsi, indennizzi, ricalcolo di fatturazioni errate o rinuncia a spese e interessi di mora da parte dei fornitori di energia e, secondo Arera, è un calcolo al ribasso perché diversi procedimenti aperti nel 2020 non si sono ancora conclusi.

Nell’anno appena trascorso il picco massimo di domande si è raggiunto a novembre (oltre 1800). Sette domande su dieci provengono dai consumatori domestici, ma quanto a rimborsi e indennizzi, famiglie e imprese si dividono la torta in modo quasi perfetto.

A livello geografico sembra che il tasso di litigiosità sia più alto nelle regioni del centro-sud: Lazio, Abruzzo, Calabria, Basilicata e Campania occupano i primi cinque posti (tra le 55 e le 45 domande presentate ogni 100.000 abitanti). Dall’altra parte imprese e famiglie del Trentino Alto Adige hanno fatto un uso minimo della conciliazione (il tasso è al 3,4), seguite a grande distanza dalla Lombardia (14,3).

I conciliatori si sono dovuti occupare soprattutto di energia elettrica, che da sola assorbe 10mila domande su 18mila. Seguono il gas (4.700) e il settore idrico (2.300) dove però non c’è obbligo di conciliazione e, volendo, si può agire subito in tribunale. Non sorprende che la maggioranza delle conciliazioni sia dovuta a problemi di fatturazione: bollette troppo salate o conguagli monstre costituiscono il 51% delle controversie in ambito luce e il 64% nel gas. Nella luce al secondo posto c’è la richiesta di danni (quasi il 15% del totale) ad esempio per blackout imprevisti che hanno interrotto attività produttive. Le interruzioni di energia elettrica nel 2019 hanno avuto un picco in un contesto di peggioramento generale del servizio in atto già dal 2016, ma i dati del 2020 non sono ancora stati resi noti.

Più residuali le controversie che riguardano morosità e sospensione delle utenze: il 6,4% per la luce e l’8,2% per il gas. Preoccupa però il dato dell’energia elettrica: in un anno costellato da una serie di moratorie dovute all’emergenza sanitaria, le liti per i distacchi del contatore sono aumentate rispetto al 2019, quando furono il 5,8% del totale.



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