Conviene investire in titoli di Stato esteri?

L’italiano medio è un risparmiatore in obbligazioni, o bond. Ed è un risparmiatore interessato, ancora oggi, ai rendimenti dei titoli di Stato. Che, purtroppo per lui, non sono più quelli che erano negli anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso, quando la continua svalutazione della lira permetteva di tenere in piedi il gioco perverso di rendimenti a doppia cifra sui bond decennali italiani.

Ma investire in titoli di stato conviene ancora, oggi? Sì e no, naturalmente, come in praticamente qualunque asset, qualunque classe di attività presente in borsa. Conviene perché i titoli di stato, le obbligazioni statali, sono e resteranno sempre i titoli più sicuri a disposizione dell’investitore e del risparmiatore medio. Non conviene perché il rischio non può mai essere eliminato del tutto, perché è connesso al concetto stesso di investimento. Quindi, che non vuole rischiare è bene che non investa.

In ogni caso, investire in titoli di Stato, comprare titoli di Stato, italiani o esteri, rimane una scelta che molti risparmiatori fanno, e che in alcuni casi ancora presenta dei margini di guadagno. Sì, ma dove?

Investire in titoli di Stato europei o italiani?

Il decennale nostrano, il BTP migliore da comprare oggi, in questo momento sta rendendo l’1,48. E’ il momento di acquistarlo? Considerando che all’inizio di settembre 2019 rendeva lo 0,88%, certamente sì. A quell’epoca c’era il nuovo governo, con chiara matrice più europeista, molte nubi sull’Italia si erano dissipate, e quindi il rendimento dei BTP era sceso parecchio, facendone salire il valore. Se l’Europa, in questa crisi dovuta al coronavirus, riesce a trovare una soluzione condivisa, il valore dei BTP come investimento tornerà a quei livelli.

Per paragone, il 10 anni americano vale 0,65 (rispetto al nostrano 1,48). Quello giapponese un misero 0,02. Quello tedesco circa -0,53 (bisogna pagare la Germania per fargli tenere i nostri soldi). Ma anche i bond, le obbligazioni decennali austriache, francesi e belghe sono negative. C’è ancora un po’ di rendimento in Spagna (circa mezzo punto) e in UK (poco più di un quarto di punto).

Conviene investire in titoli di Stato esteri?

Rimanendo sempre in Europa, ma salendo, i paesi scandinavi per due quarti sono negativi sul decennale (Svezia e Danimarca), ma la Norvegia presenta invece quasi un punto di valore. Il vero valore, senza andare su nazioni che rischiano grosso (Turchia e Russia), è sull’Europa dell’Est, dove alcuni decennali ancora rendono oltre i 2 punti (Ungheria), ed altri anche 4 (Romania). La stessa cosa di cui abbiamo riferito per i titoli di stato delle nazioni “core” dell’Europa vale per il resto del mondo anglosassone sviluppato, ovverosia Australia, Canada e Nuova Zelanda.

Oppure si può andare, per un po’ di rendimento, in Asia, dove le tigri asiatiche presentano valori che vanno dall’1,54 della Corea del Sud al 6,16 dell’India o ad oltre il 7% dell’Indonesia. Ancora meglio in America Latina, dove Brasile, Messico, Perù e Cile presentano, in quest’ordine, i migliori valori, ben oltre quelli di una qualsiasi nazione europea, Romania esclusa.

Quindi c’è valore ad investire in titoli di Stato, soprattutto esteri, soprattutto emergenti. Il loro rendimento è certamente più elevato dei corrispettivi dei paesi sviluppati.



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