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Il coronavirus non è per sempre. Sarà banale, eppure l’epidemia ha contagiato in primis le quotazioni del petrolio, poi a seguire, le compagnie aeree e il settore lusso. Era già successo con altre pandemie, come la Sars, per poi vedere i settori più colpiti recuperare il terreno perso quando il peggio era ormai alle spalle. Al contrario, i mercati sui massimi (Usa ed europei) hanno mostrato di avere già sviluppato gli anticorpi a queste situazioni.

Da quando è scoppiata l’epidemia ad oggi, e perdono circa il 13%. Le quotazioni hanno rimbalzato settimana scorsa sulle voci di una riunione di emergenza dell’Opec+ (quel “+” sta per l’inclusione della Russia), in agenda prima della fine del mese. Le indicazioni delle ultime ore, escludono una riunione di emergenza dando invece certo l’incontro del 6-7 di marzo.

Il grafico mostra l’andamento del greggio nell’ultimo periodo (in giallo Brent in bianco Wti)

Il bollettino mensile dell’Opec ha confermato la necessità di tagli supplementari. Il coronavirus per ora ha indotto l’Organizzazione degli esportatori di greggio a ridurre le stime sulla domanda di appena 230mila barili al giorno su base annua: poco rispetto all’impatto di 310mila barili al giorno previsto dall’Eia (Energy Information Administration Usa) Ma l’Opec, che a gennaio ha estratto solo 28,86 milioni di bg, 510mila in meno rispetto a dicembre, calcola di dover chiudere ulteriormente i rubinetti: bisogna togliere di mezzo 570mila bg nel secondo trimestre, se si vuole evitare un accumulo di scorte.

Il comitato tecnico dell’Opec Plus stimava necessario un taglio extra di 600mila bg tra aprile e giugno, in aggiunta a quello di 2,1 mbg già in vigore, che raccomandava di estendere fino a fine anno. Ma a causa dell’opposizione della Russia la decisione è stata rinviata. Il vertice della coalizione, fissato per il 5-6 marzo, rimane dietro l’angolo e ora si si guarda, giorno per giorno ai dati sulla diffusione del virus.

Secondo i dati Bloomberg il tasso di diffusione starebbe rallentando. L’arrivo di temperature più miti in Cina dovrebbe aiutare il rallentamento della diffusione (così come successe in passato per la Sars) mentre aumenta il tasso dei guariti.

La reazione, forse troppo istintiva dei mercati, sul prezzo del greggio e sulle compagnie petrolifere potrebbe aver generato delle occasioni di acquisto sul settore petrolifero. L’incertezza rimane, per questo una buona soluzione è quella di investire sul comparto utilizzando una protezione e non direttamente su un singolo titolo o sull’oil, ancora molto volatile.

Vontobel ha da poco emesso un certificate con Isin DE000VE6QUB7 sul settore. In particolare il prodotto stacca cedole semestrali del 5,1% (10,2% annuo) se nessuno dei tre titoli sottostanti Repsol, Total e Eni perderà più del 30% dal livello iniziale. Il prodotto gode dell’Effetto memoria per le cedole semestrali e a scadenza offre una barriera sul capitale al 70%.

Guardiamo più nel dettaglio come funziona. Dal 14 agosto 2020 e così ogni semestre successivo, se tutti i sottostanti, Eni, Repsol e Total, alle date di valutazione, non avranno perso più del 30% dal livello iniziale, allora il certificate staccherà cedole semestrali del 5,10% (10,20% annuale) pari a euro 5,10.

Per Eni il livello iniziale è pari a 12,811 euro con una barriera per le cedole a 8,968 euro.

Per Repsol il livello iniziale è stato fissato a €12,493 con una barriera per le cedole a €8,7450.

Per Total il livello iniziale è stato fissato a €44,4990 con una barriera per le cedole a €31,1490.

Le cedole godono dell’effetto memoria, ovvero se ad una data di valutazione semestrale, una cedola non dovesse essere stata distribuita perché i sottostanti si trovavano sotto la barriera, allora l’investitore non avrà perso il suo premio. Se invece, in una delle date di valutazione semestrali, tutti i titoli sottostanti si troveranno sopra la barriera del 70% allora l’investitore, oltre alla cedola di quel semestre, recupererà tutte quelle passate non distribuite.

Il prodotto gode della possibilità di essere rimborsato in anticipo a 100 euro a partire dall’11 agosto 2020 e per ogni semestre successivo se tutti i titoli sottostanti saranno al livello iniziale o superiore.

La barriera a scadenza è di tipo europeo. Questo significa che durante l’arco di vita del prodotto i sottostanti potrebbero portarsi anche sotto il livello di barriera senza però compromettere la struttura del certificate e dei premi. In caso di recupero sopra la barriera, il certificate distribuirà anche tutti i premi semestrali non staccati in precedenza.

Alla scadenza avremmo due scenari: uno positivo e uno negativo. In particolare se, alla data di valutazione finale, il 4 febbraio 2025, il certificate non dovesse essere ancora stato ritirato occorrerà guardare al valore di Eni, Repsol e Total.

Con tutti e tre i sottostanti ad un valore maggiore o uguale al 70% rispetto al valore iniziale, il certificate verrà rimborsato a 100 euro più la distribuzione dell’ultima cedole e di quelle eventualmente non distribuite in precedenza.

Lo scenario negativo lo avremmo se, alla data di osservazione finale (4.02.2025) anche solo uno dei sottostanti si dovesse trovare sotto il livello di barriera posto a 70%, dovesse quindi aver perso più del 30%.

In questo caso, per l’investitore sarebbe come aver puntato sul titolo peggiore. Il certificate rifletterà infatti la performance del titolo con la performance peggiore. Se ad esempio Eni si troverà sotto del 40% rispetto al livello iniziale il certificate verrebbe ritirato a 60 euro, se dovesse trovarsi sotto del 50% il certificate verrebbe ritirato a 50 Euro e così via.

Come tutti i certificate anche questo è esposto al rischio default dell’emittente. Per avere maggiore indicazioni sul prodotto il suo andamento o scaricare i documenti informativi cliccare qui





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