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(Teleborsa) – Nonostante l’inizio della vaccinazione con il preparato Pfizer/BioNTech, e la prossibile approvazione da parte dell’EMA di quello di Moderna nei primi giorni di gennaio, serviranno molti mesi per vedere gli effetti dei vaccini sulla popolazione. Per questo resta cruciale miglirare la gestione dell’emergenza, anche alleggerendo la pressione sulle strutture sanitarie. Una mano potrebbe arrivare degli anticorpi monoclonali, molecole biologiche create in laboratorio che sono in grado di riconoscere il virus e neutralizzarlo.

Gli anticorpi monoclonali non servono a prevenire l’infezione, come il vaccino, ma se utilizzate all’inizio dell’infezione possono limitarne la gravità. In questo modo si potrebbero evitare tante ospedalizzazioni o evitare il peggioramento dei pazienti già ricoverati. Non hanno ancora ricevuto il via libera dall’agenzia europea EMA, mentre negli Stati Uniti ne sono stati approvati due con la procedura d’emergenza da parte dell’agenzia FDA. In Italia inizierà nei primi mesi del 2021 la sperimentazione dell’anticorpo monoclonale nato dalla collaborazione tra Istituto Spallanzani e Fondazione Toscana Life Sciences.

Tra gli anticorpi monoclonali più promettenti c’è il cocktail REGN-COV2, approvato dall’FDA e somministrato qualche mese fa al presidente USA Donald Trump. È costituito da due diversi anticorpi monoclonali, casirivimab e imdevimab, prodotti dalla società Regeneron e giudicati in grado di ridurre la carica virale in modo significativo.

I dati pubblicati su New England Journal of Medicine indicano che anche il bamlanivimab,l ‘altro anticorpo monoclonale approvato dall’FDA, se somministrato all’insorgenza dei sintomi di Covid-19 su pazienti ad alto rischio, riduce il rischio di ricoveri ospedalieri. Questo è realizzato dall’azienda biotech canadese Ab Cellera in collaborazione con il gruppo Eli Lilly.





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