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Un altro salto in avanti per Spid: gli italiani dotati dell’identità digitale pubblica ora sono 7 milioni, di cui un milione e mezzo solo nei primi cinque mesi del 2020, a quanto riporta l’Agenzia per l’Italia Digitale. Un boom, tardivo ma un boom, dato che Spid lo si poteva avere già da quattro anni. Merito dei bonus governativi per il coronavirus, che è possibile richiedere comodamente via Spid.

In questi stessi giorni, un altro annuncio: la Carta d’identità digitale (Cie) ora è utilizzabile, per l’accesso ai servizi pubblici digitali tra cui quegli stessi bonus, anche via iPhone. Prima si poteva solo via smartphone Android. Il Poligrafico dello Stato è infatti riuscito a ottenere il via libera di Apple per la sua app CieID. Un’altra novità, ben poco pubblicizzata, è che con l’app adesso possiamo anche usare l’accesso Cie via computer (non è più necessario uno scomodo lettore usb).

Bene, quindi: sta maturando il sistema dell’identità digitale italiano, utile per svecchiare le istituzioni e quindi far ripartire il Paese, come ribadito di recente dallo stesso premier Giuseppe Conte in conferenza stampa. Ma già da questi due annunci paralleli – su Spid e Cie – emerge una nota stonata. Abbiamo davvero bisogno di due sistemi sovrapposti per l’identità digitale: “è in atto una guerra di religione. Siamo il solo Paese europeo con due schemi di identificazione notificati all’Europa”, conferma Giovanni Manca, tra i massimi esperti di PA digitale in Italia, consulente di diversi Governi a riguardo (tra i padri promotori della firma digitale, nel 2002, ministro Lucio Stanca).

Di fatto i due sistemi sono sovrapposti per funzionalità; Cie equivale tecnicamente a uno Spid di livello 3 (il più sicuro, in teoria utilizzabile anche con servizi digitali di importanza critica come quelli fiscali).  

Conferma di questo quadro mobile è l’attuale bozza del DL Semplificazioni, in arrivo, dove il ministero dell’Innovazione è al lavoro per una modifica di Spid. Tentativo fallito già tre volte a dicembre, con altrettanti emendamenti bocciati. Stavolta però invece di una “nazionalizzazione”, si pensa più modestamente a rendere il modello “il più efficiente e solido possibile, senza cambiarlo”, dice a Repubblica la ministra Paola Pisano. “La società Pago PA spa da me vigilata sviluppa oggi progetti di rilevanza strategica per la digitalizzazione della pubblica amministrazione ma non si occupa e non si occuperà del progetto Spid”.

Come usare la Cie per l’accesso ai siti PA

Com’è noto, chi ha Spid inserisce nome utente e una password che cambia ogni anno; il sito della PA chiede poi una password temporanea che l’utente genera tramite l’app del proprio gestore Spid (come Poste, Infocert, Tim e altri).

Con la Cie bisogna scegliere, nei siti delle PA, la voce “Entra con Cie”, invece che “Entra con Spid” e poi “Prosegui con smartphone”. Questa soluzione va bene ed è la più comoda anche se siamo da computer; purtroppo per ora il passaggio è poco chiaro (“prosegui con computer” ci porta alla vecchia soluzione via lettore).

Al primo avvio dell’app verrà richiesto l’inserimento del codice PIN composto dalle quattro cifre ricevute al momento della presentazione della domanda della carta e dalle quattro cifre che sono state recapitate a casa insieme alla nuova carta.
Bisogna poi accostare il telefono alla carta, per la lettura via Nfc. Il limite qui è che ci sono smartphone, anche recenti, senza Nfc (Xiaomi, OnePlus, Oppo soprattutto).

Dal secondo utilizzo in poi è più semplice: va inserito il numero di serie richiesto dopo “Entra con Cie” e poi inquadrato il qr code, che appare su schermo, con l’app CieID. Vengono richieste le ultime quattro cifre del pin della carta (possiamo automatizzare questo passaggio se le memorizziamo con accesso via impronta digitale). Di nuovo bisogna posare il cellulare Nfc sulla carta.
Sull’app appare la password temporanea da inserire sul sito. Tutti questi passaggi sono per motivi di sicurezza.

Se siamo su cellulare, invece, è più immediato: dopo aver selezionato “entra con Cie” si aprirà automaticamente l’App CieID che chiederà di inserire la seconda parte del PIN e di accostare la carta al dispositivo mobile. Non c’è passaggio del QrCode, insomma; però alcuni servizi PA si usano più comodamente via computer.

Spid vs Cie, pro e contro

Il grande vantaggio della Cie sullo Spid è che ce l’abbiamo già; non dobbiamo richiedere il servizio. E tutti ne avranno una, fra qualche anno, perché è obbligatoria alla scadenza delle precedenti carte. Già ora ci sono 16 milioni di Cie, più del doppio degli Spid attivi.

Il principale svantaggio è che al momento solo pochi servizi accettano l’accesso via Cie; tra questi c’è Inps e Roma Capitale, ma non c’è ancora Milano o l’Agenzia delle Entrate. Un ritardo che sarà colmato nei prossimi mesi. L’altro limite, per ora incolmabile, è che serve uno smartphone con Nfc. Spid, a sua volta, è accettato solo da una minoranza di Comuni, anche se lo da molte più PA rispetto a Cie.

Il quadro complessivo indica quindi una crescita del sistema identità digitale, ma ancora in modo confuso e disarticolato. Un caos che potrebbe confondere i cittadini e forse anche rallentare l’adozione da parte delle PA.



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