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Manco il tempo di formulare una serie di considerazioni, come da mie pregresse analisi, sulla probabilità di una prossima crisi di Governo.

Situazione che proprio in questi giorni questa viene sfiorata e tuttora non può considerarsi esclusa come ipotesi prossima ventura.

L’occasione viene fornita da un tema di rilevante interesse finanziario, la crisi Banca Popolare di Bari, con tutto quel che ne consegue.

Fermi restando alcuni presupposti di fondo, riconducibili alle diverse visioni delle forze di maggioranza già emerse in precedenti occasioni.

Crisi di  Governo alle porte?

Sta per concludersi in effetti un anno complicato dal punto di vista finanziario e politico.

Non tanto dal punto di vista dei mercati, che hanno regalato soddisfazioni in diversi settori, dall’azionario ai metalli preziosi, quanto dal punto di vista della tenuta dell’esecutivo e dei problemi in alcuni settori, segnatamente il sistema bancario e l’Ilva di Taranto.

Con la crisi dell’esecutivo di ferragosto si erano evidenziate nette divergenze tra i partiti soprattutto sul modo di impostare la finanziaria, ma ora è nuovamente sotto l’indice il sistema bancario.

Da alcuni giorni Conte era a conoscenza del commissariamento della Popolare di Bari da parte della Banca d’Italia, ed ha convocato il consiglio dei Ministri in orari fuori mercato, per non condizionare le quotazioni.

Vedremo questa mattina le reazioni dei mercati, ma è certo che i partiti della maggioranza non hanno le stesse idee neppure in questa materia.

Con il decreto di salvataggio, la soluzione proposta dal dagl, dipartimento degli affari giuridici e legislativi, ha avanzato, accolta da Conte e PD, l’idea del salvataggio pubblico.

Compatibile con le regole europee?

Non tutti sono concordi nel ritenere le linee guida del decreto rispettose del diritto europeo.

Certo, tutto nel diritto, compreso quello internazionale e comunitario, si interpreta, ma  non è scontato che non ci siano ipotesi di violazione del diritto comunitario.

Quanto alle differenti visuali politiche, alcuni, come Di Maio, ma anche Renzi, chiedono maggior chiarezza.

Si chiede di fare  nomi e cognomi dei responsabili, mentre altri, come il PD, preferirebbe agire con maggior prudenza.

Italia viva, il partito di Renzi, ha anche lamentato di non essere stato preavvisato in tempo.

L’occasione è stata quindi idonea a far riemergere i contrasti, mai sopiti, tra partners della maggioranza.

Si comprende, quindi, anche il motivo di quell’incontro tra Mattarella e Conte di qualche tempo fa.

Probabilmente il Presidente della Repubblica era già informato anche di questa situazione di crisi bancaria, e la stava seguendo riservatamente.

Le prospettive, per il nostro paese, vedono quindi  una grave crisi, in particolare sul versante meridionale e specificamente in Puglia (Ilva e Popolare di Bari).

Difficile pensare ad un’azione di rilancio effettivo, se prima non si porranno le basi per una soluzione efficace di alcune crisi, e compatibile con il quadro giuridico comunitario, quanto meno dell’Ilva e della Popolare di Bari.

Nel momento in cui scrivo, non si riscontrano particolari indicazioni di tensione finanziaria, in particolare considerando curva dei rendimenti, Btp future e spread Btp-Bund.

Vedremo l’evolversi della situazione, ma al momento mi sento di affermare che non possiamo escludere alcun esito della situazione attuale, compreso lo sfociare verso una crisi di governo ancora da formalizzare.

Probabilmente l’esito dell’attuale situazione politica sarà più chiaro dopo la verifica, annunciata da Conte.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

 



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