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Con i mercati che sembrano aver assorbito l’urto delle tensioni USA-Iran (nonostante la potenziale ricaduta qualora si appurasse realmente che il volo dell’Ukrainian Airlines è stato abbattuto da un missile iraniano), i trader stanno iniziando a guardare ad altre notizie. All’ordine del giorno abbiamo ovviamente il rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti, ma in ballo abbiamo anche la firma dell’accordo commerciale in “fase uno” tra USA e Cina.

La data dovrebbe essere quella del 15 gennaio (anche se nelle ultime ore sono trapelate notizie riguardanti un possibile ritardo). Non solo, il Presidente Trump ha dichiarato che verranno avviate le trattative per la fase 2 dello stesso accordo.

In questo momento abbiamo un consolidamento nelle principali coppie del Forex, consolidamento dovuto ovviamente all’attesa per il rapporto sull’occupazione ed anche a causa di rendimenti obbligazionari che si stanno stabilizzando. Il picco degli ultimi giorni ha consentito al biglietto verde di riprendere un po’ di fiato, evidenziamo in particolare l’andamento del cambio.

apparso particolarmente correlato al americano. L’ottimismo delle ultime ore ha avuto evidenti ripercussioni anche sull’azionario, difatti ancora una volta Wall Street ha aggiornato il massimo assoluto. Osservando con attenzione le varie classi di asset verrebbe da pensare che l’occupazione odierna non abbia abbastanza carburante per scuotere il mercato come accadeva un tempo.

Sul fronte materie prime si registra un lieve deprezzamento dell’ e del , ma nel contesto della recente volatilità questi mercati sembrano essere molto più stabili rispetto all’inizio di settimana.

Il calendario economico odierno è dominato dal rapporto sulla situazione occupazionale degli Stati Uniti. Si prevede che il numero di nuove buste paga non agricole passerà a 164.000 unità (rispetto a 266.000 di novembre). I salari orari medi dovrebbero crescere del + 0,3% su base mensile, il che porterebbe la crescita annuale al + 3,1% (+ 3,1% a novembre). Anche la disoccupazione dovrebbe rimanere invariata al 3,5% (3,5% a novembre).

Infine attenzione perché alla stessa ora verranno rilasciati anche gli stessi dati del Canada, quindi il cambio potrebbe rientrare in momenti di forte volatilità.

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