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“Befana” è una parola che deriva da “Epifania”. “Epifania” è un’altra parola che deriva dal greco antico e vuol dire rivelazione. James Joyce ne fece una linea letteraria e noi la viviamo ogni 6 gennaio.

Ci sono alcune azioni che sono entrate completamente nella nostra tradizione e che compiamo ogni sei gennaio. Ad esempio, c’è chi scrive le iniziali dei Re Magi sulle porte di casa, c’è chi fa avvicinare le statue sempre dei Re Magi nel presepe e poi c’è il consumismo sfrenato: calza e carbone.

Ce lo saremo chiesti mille volte, per quale ragione il carbone e la calza? Ecco perché mettiamo il carbone nella calza della Befana.

Il paganesimo

La nostra cultura è il frutto di contaminazioni e processi osmotici. In estrema sintesi, possiamo dire che è un mix tra la cultura greco-romana e il Cristianesimo.

Sembra un postulato astratto, ma nel caso del 6 gennaio è proprio la spiegazione più convincente. Nel passato sembra proprio che questo periodo dell’anno combaciasse con la rinascita dopo l’inverno. Si faceva ardere della legna nelle colline proprio al solstizio d’inverno, come rivincita della vita sulla morte.

Giorni dopo il solstizio, i Romani festeggiavano la Dea dell’Abbondanza, che credevano passasse casa per casa. Nel frattempo, l’arrivo del Cristianesimo si lega ad una leggenda sull’incontro tra i Re Magi e una donna che, pentita per non averli aiutati, regalò poi al Dio bambino un pacco di dolci.

La crasi fra queste due tradizioni ha creato la Befana, anche spinta molto dal regime fascista. Il carbone sembra proprio rimandare al simbolo pagano dei roghi sulle colline, un elemento morto che di per sé riprende utilità e vita. Ecco perché mettiamo il carbone nella calza della Befana

Sempre in questo periodo in Francia si mangia la cosiddetta “galette des rois”, torta fatta con la crema frangipane. Ecco l’errore da evitare nella sua preparazione (focus qui).



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