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Musk passa dalle parole ai fatti. Una settimana dopo aver accennato ai piani per scuotere la piattaforma dei social media, l’istrionico uomo più ricco del mondo esce allo scoperto mettendosi in pancia una quota sostanziosa del social media. Da un deposito della Securities and Exchange Commission (SEC), la Consob statunitense, emerge che Elon Musk, l’amministratore delegato di Tesla, ha acquisito una partecipazione passiva del 9,2% in Twitter.

Musk possiede 73.486.938 azioni di Twitter e la quota vale 2,89 miliardi di dollari stando al prezzo di chiusura di Twitter di venerdì.

La notizia ha fatto subito impennare le quotazione del social social dei cinguettii che segna +25% circa nel pre-market in area $ 40,20 per azione.

Musk, che è utente molto attivo su Twitter con più di 80 milioni di follower sulla piattaforma, aveva affermato il 25 marzo che era sconvolto dall’approccio alla libertà di parola di Twitter. Il survey lanciato proprio su Twitter poneva questa domanda: “La libertà di parola è essenziale per una democrazia funzionante. Credi che Twitter aderisca rigorosamente a questo principio?”. “Le conseguenze di questo sondaggio saranno importanti. Per favore votate con attenzione”, ha aggiunto Musk. Oltre il 70% degli oltre due milioni di votanti al sondaggio ha risposto No. Lo stesso Musk ha poi rincarato la dose, domando e domandandosi se non ci sia “dunque bisogno di un nuovo social media?”.

 

Musk, la cui iscrizione a Twitter risale al giugno 2009, ha spesso avuto problemi sulla piattaforma. Il caso più spinoso è quello del 2018 legato a un tweet in cui il ceo di Tesla avanzava la possibilità di rendere Tesla privata (dicendo di avere finanziamenti per portare Tesla in privato a $ 420 per azione). Musk fu costretto a stringere un accordo con la Securities and Exchange Commission che limita i suoi post su Twitter legati a Tesla.

Quali le prossime mosse di Musk? Tra gli analisti c’è già chi prospetta ulteriori mosse. “Musk potrebbe provare a prendere una posizione più aggressiva su Twitter”, ha detto l’analista di Wedbush, Dan Ives, non escludendo che alla fine potrebbe arrivare a una sorta di acquisizione.



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