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ROMA – Una crisi “senza precedenti” per il mercato dell’energia legata agli idrocarburi. Dopo il petrolio, sceso per un giorno addirittura a prezzi negativi sui mercati finanziari, ora è la volta del gas a subire tutte le conseguenze negative a causa delle ricadute economiche della pandemia. Nei primi sei mesi del’anno, si è registrato il maggiore calo di sempre della domanda di gas nel mondo: l’Aie (Agenzia internazionale per l’energia) stima che il calo sia stato del 4 per cento. Un livello mai raggiunto in precedenza. E che sta causando le prime difficoltà agli operatori: il gruppo inglese Centrica, che controlla anche British Gas, ha annunciato una pesante ristrutturazione che prevede il taglio di 5 mila posti di lavoro, di cui la metà tra manager e dirigenti.

Un calo del 4 per cento della domanda potrebbe sembrare modesto, ma bisogna tenere presente che il mercato del gas è abituato a crescere del 2-3 per cento all’anno e che il record negativo finora si era registrato con la crisi finanziaria del 2008, quando si era limitato a un meno 2 per cento. Ma il blocco delle attività per il lockdown a livello globale è arrivato dopo un anno in cui la domanda aveva già dato segnali di rallentamento: sempre l’Aie, nel suo rapporto diffuso ieri, documenta con la crescita della domanda nel 2019 si era fermata a un più 1,8%.

Una frenata che ora mostra sotto un’altra luce il record di investimenti registrato l’anno scorso: i 65 miliardi di dollari impegnati in nuove infrastrutture ora diventano un “peso” per il settore. Anche perchè Fatih Birol, direttore dell’Agenzia ha fatto capire che il ritorno alla situazione precedente avrà tempi lunghi: “Siamo di fronte a un drammatica cambio di circostanze per un settore che era abituato a considerevoli aumenti della domanda”. Non per nulla, l’Aie si aspetta “una ripresa graduale nei prossimi due anni, ma non è detto che si torni ai livelli precedenti del business”. E in ogni caso, la ripresa è affidata soprattutto ai mercati asiatici, sui cui puntano i paesi produttori per il rilancio del mercato del Gnl, il gas liquefatto trasportato via nave, a cominciare dagli Stati Uniti e i paesi arabi.

Non per nulla, la “tempesta perfetta” si sta verificando in Europa: nel Vecchio Continente la domanda è crollata addirittura al 7% e l’abbondanza di infrastrutture, in particolare di rigassificatori oltre che di una rete di gasdotti diffusa, ha portato il prezzo a livelli record negativi nonché a un passo dall’andare in negativo. Per capirsi: in queste settimane, rifornirsi di gas liquefatto via nave costa molto meno del gas in arrivo dalla Russia. Un vantaggio sicuramente per le bollette, di imprese e famiglie, ma un problema per gli operatori dell’energia che hanno la propria attività sbilanciata sulla commodity gas.

Una crisi che, pertanto, costringerà a rivedere i piani di molti gruppi. Uno di questi è Centrica: il fornitore britannico di gas ed elettricità ha appena annunciato che taglierà 5mila posti di lavoro a causa dell’impatto della crisi del coronavirus sulle sue attività. La maggior parte di questi licenziamenti avverrà nella secondi sei mesi dell’anno e per metà riguarderà le posizioni manageriali. Lo precisa un comunicato stampa della società in cui si spiega che il gruppo che era già in difficoltà prima della pandemia.



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