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I fattori ESG oggi vengono considerati come il punto di partenza da parte della maggior parte degli investitori che, oltre a produrre excess-return, focalizzano i propri investimenti anche sul comportamento etico delle imprese. Si tratta di una forma di investimento che attraverso l’integrazione di fattori sociali, ambientali e di governance, contribuisce al benessere della società.
Tra gli strumenti a disposizione degli investitori spiccano, lato obbligazionario, i Green Bond. È pertanto interessante comprendere se gli investimenti in Green Bond abbiano delle prospettive di guadagno maggiori rispetto agli investimenti tradizionali in termini di costo-opportunità.

A questa e ad altre domande fondamentali legate al mondo dei Green Bond ha risposto con uno studio molto accurato il team di ricerca dell’Università di Siena, coordinato dal professor Michele Patané, Paolo Ceccherini e Vito Iuzzolino.

L’Analisi empirica: premessa operativa

Proprio in virtù dell’enorme crescita del mercato dei Green Bond negli ultimi anni, lo studio ha effettuato un confronto sia in termini di liquidità che di performance tra i Corporate Green Bond e i Corporate Bond Tradizionali, entrambi espressi in euro.
Per la costruzione del modello sono stati selezionati 240 Green Bond estratti dai componenti di 13 Sicav ed ETF specializzati e 936 Bond Tradizionali estratti dall’indice Bloomberg Barclays Global Corporate. Per rendere confrontabili gli strumenti obbligazionari selezionati, sono stati individuati 2 criteri di aggregazione per la costruzione dei panieri definiti in termini di:
– Fasce di duration
– Classi di rating
I panieri dei titoli così costruiti sono stati valutati considerando lo YTM (Yield to Maturity) per l’analisi di performance e il Liquidity Score per effettuare l’analisi di liquidità.

Performance: 1 a 0 per i Green Bond!


Innanzitutto, il team ha effettuato un confronto tra Green Bond e Bond Tradizionali in termini di performance.
La tabella riassume nel dettaglio i risultati ottenuti per ogni intervallo di duration e classi di rating. In verde vi sono le celle in cui i panieri dei titoli Green presentano uno YTM medio inferiore (di conseguenza prezzi maggiori) rispetto ai Tradizionali invece, in giallo le celle in cui i panieri dei titoli Tradizionali presentano uno YTM medio inferiore rispetto ai Green.  Mentre le celle in grigio rappresentano i casi in cui non è stato possibile effettuare alcun confronto per mancanza di dati.
I risultati ottenuti mostrano chiaramente che i Green Bond sovraperformano (cioè presentano uno YTM medio inferiore) i Tradizionali nel 74% dei panieri dei titoli confrontati per ogni classe di rating e fasce di duration.
Tale risultato conferma che c’è un apprezzamento da parte del mercato per le obbligazioni Green.

La stessa analisi è stata poi ripetuta anche a livello settoriale.
Sono stati individuati 5 settori tra cui:
– Banche
– Servizi pubblici integrati
– Produzione di energia elettrica
– Immobili
– Altri settori: comprende il settore automotive, telecomunicazioni, trasporti e logistica e apparecchiature elettriche.
Dall’analisi si evince che anche effettuando una scomposizione settoriale il risultato ottenuto precedentemente non cambia. I Green Bond sovraperformano i Tradizionali in ciascuno dei settori analizzati.

Liquidità: più liquidi i Tradizionali, ma sotto BBB dominano i Green Bond. 1 a 1, palla al centro


Successivamente è stata condotta un’analisi di liquidità utilizzando come parametro di confronto il Liquidity Score fornito dal provider finanziario Bloomberg.
Il Liquidity Score è un punteggio che varia da 0 a 100 e viene calcolato come la differenza tra prezzo bid e prezzo ask rapportandola al volume medio di transazioni mensili del titolo in questione. Più basso è lo spread bid/ask e maggiore è il volume medio delle transazioni tanto più il titolo è liquido.
La tabella riassume nel dettaglio i risultati ottenuti sempre per classi di rating e fasce di duration. Ancora una volta, in verde abbiamo le celle in cui i panieri dei titoli Green hanno un Liquidity Score superiore rispetto ai Tradizionali, in giallo viceversa.
Come possiamo osservare dal grafico in basso, i Tradizionali presentano una liquidità maggiore rispetto ai Green. Notiamo però che per le classi di rating inferiori (BBB a BB) i Green Bond registrano una liquidità maggiore.
Come per l’analisi di performance, anche per quella di liquidità è stata ripetuta l’analisi per settori. I settori analizzati sono identici alla precedente analisi e i risultati mostrano che anche a livello settoriale i Bond Tradizionali sono di poco più liquidi dei Green.

La prova del portafoglio: vincono i Green Bond!


Infine, come ultima analisi il team di ricerca ha costruito due portafogli multisettoriali omogenei per classi di rating e duration, con l’obiettivo di confrontarli. Per la costruzione dei portafogli sono stati scelti per ogni settore e classe di rating quei titoli Green e Tradizionali che avessero una duration simile. Dal campione di analisi sono stati selezionati 36 Green Bond e 36 Bond Tradizionali appartenenti a 16 settori ed 8 classi di rating. Per rendere omogenei i rispettivi portafogli si è deciso di allocare per ogni classe di rating lo stesso quantitativo di capitale.
Successivamente è stata calcolata la duration ponderata (che risulta essere uguale per entrambi i portafogli), lo YTM ponderato e il Liquidity Score ponderato per ciascuna classe di rating.
I due portafogli così costruiti mostrano che:
A parità di rischio di credito, a parità di duration e a parità di rischio di liquidità, il portafoglio Green ha ottenuto uno YTM inferiore rispetto a quello Tradizionale. Questo risultato riconferma l’analisi di performance effettuata precedentemente ovvero un apprezzamento da parte del mercato per i Green Bond.





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