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I BTP italiani hanno toccato nella scorsa settimana nuovi minimi storici sui mercati finanziari. La cosa non sorprende più di tanto, se si considera che l’arrivo sulla scena politica del neo Presidente del Consiglio Mario Draghi ha portato una forte euforia tra investitori e trader, che hanno puntato subito tutti long sui nostri titoli di Stato. Lo spread tra il BTP decennale e l’omologo Bund, inoltre, è sceso sotto i 100 basis points, a significare la convergenza dei Btp con gli altri titoli dell’Eurozona.

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La domanda che i mercati si pongono ora è se gli attuali rendimenti siano solo il frutto di una mera speculazione di breve periodo, oppure riflettano delle condizioni di più lungo periodo. In questo momento, gli investitori sembrano ancora propendere più per la prima ipotesi, dal momento che per la seconda occorrerebbe che si verificasse un miglioramento delle condizioni macroeconomiche dell’Italia, come un aumento della crescita del PIL, della produttività dei fattori e dell’occupazione, o un miglioramento del quadro di finanza pubblica, ovvero una riduzione strutturale di deficit e debito.

I BTP italiani hanno toccato nella scorsa settimana nuovi minimi storici sui mercati finanziari. I motivi?

Tutte condizioni che non ci sono e che gli investitori sperano proprio grazie alle politiche di bilancio che il nuovo Governo potrà prendere, ovvero le famose riforme strutturali da sempre richieste dalla Unione Europea e mai realizzate dagli ultimi Governi. La lista di queste è ben nota: riforma della giustizia, della pubblica amministrazione, del mercato del lavoro, le liberalizzazioni dei settori, le privatizzazioni delle imprese pubbliche. Per realizzarle, occorrono le risorse comunitarie del Next Generation UE Fund, che per l’Italia ammontano a circa 209 miliardi, suddivisi tra trasferimenti a fondo perduto e prestiti.

Uno dei compiti precipui del Governo Draghi sarà proprio quello di portare a casa questi fondi e impiegarli nel miglior modo possibile, secondo le linee guida, fortemente condizionate e puntuali, della UE. Un piano di investimenti e riforme che l’Italia dovrà presentare a Bruxelles entro il prossimo 30 aprile per avere i primi anticipi (circa 27 miliardi) entro la prossima estate.

Un compito non facile, quindi, se si considera, ad esempio, che le istituzioni europee hanno già bocciato le prime bozze dei PNRR di Germania e Francia, paesi ritenuti tradizionalmente tra i più virtuosi nell’ottenere i fondi europei. Se l’Italia non dovesse presentare un PNRR in linea con le guidalines europee la bocciatura sarebbe scontata. È questo potrebbe portare ad un nuovo aumento dei rendimenti sovrani. Sperando sempre che, nel frattempo, la BCE mantenga costante il suo piano d’acquisto di titoli e i tassi d’interesse. Una politica monetaria che dipende dal tasso d’inflazione dell’Eurozona, e che negli ultimi mesi sta tornando a crescere in molti dei paesi membri. Tradizionalmente, infatti, ad un aumento dell’inflazione le banche centrali reagiscono con un aumento dei tassi d’interesse.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)



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