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Col venir meno delle famiglie estese il carico della cura del parente anziano, malato o invalido ricade sempre più su figure professionali. Sono sfumati i tempi in cui il familiare più esposto ai colpi della sventura o fisicamente fragile riceveva assistenza in casa da un parente. Il nonno anziano, il fratello affetto da una patologia invalidante, il figlio colpito da disabilità potevano far leva sulle cure prodigate da parenti prossimi. Le professioni esercitate fino al secolo scorso consentivano tempi di permanenza a casa più lunghi e garantivano maggiore presenza fisica accanto al più debole. I ritmi forsennati di lavoro e l’allungamento dei tempi richiesti per raggiungere la sede lavorativa riducono drasticamente la possibilità di provvedere ad una serie di bisogni.

Oltre all’eventuale cura da dispensare al parente bisognoso, occorre considerare la mancata possibilità di dedicarsi ai lavori e alle pulizie domestiche. La necessità di demandare a figure professionali lo svolgimento degli stessi impone una riflessione sui controlli del Fisco su colf e badanti.

Colf e badanti sull’isola del sommerso

Il Rapporto annuale sul lavoro domestico presentato al Senato il 12 dicembre 2019 ha portato all’emersione di enormi isole di lavoro sommerso. In Italia 6 lavoratori su 10 non sono in regola perché le famiglie che li ingaggiano vedrebbero lievitare i costi del lavoro in misura non più sostenibile. Nelle casse dello Stato sono venuti a mancare 1,4 miliardi di contributi da parte dei datori di lavoro e 645 milioni di Irpef che i lavoratori non hanno versato. Le famiglie che assoldano badanti e colf ricevono agevolazioni irrisorie relative alla deduzione dei contributi versati entro la soglia di 1.549,37 euro su base annua.

Il che equivale a dire che il beneficio medio che ne ricavano si attesta attorno alla modica cifra di 450 euro. Spesso sono gli stessi lavoratori che rifiutano l’opportunità di vedere regolarizzata la propria condizione lavorativa. Si tratta per lo più di stranieri, almeno nella misura del 71%. I più recenti dati forniti dall’Osservatorio nazionale Domina sul lavoro domestico hanno individuato una percentuale pari al 60% di lavoratori che non versano l’Irpef. Occorre pertanto conoscere le dinamiche sottese ai controlli del Fisco su colf e badanti.

Le verifiche incrociate

Colf e badanti svolgono spesso mansioni riconducibili al proprio profilo professionale senza denunciarle. Omettono di dichiarare il rapporto di lavoro che li lega al loro datore proprio in virtù della peculiarità dei servizi erogati. Accade addirittura che i lavoratori incautamente richiedano l’Isee indicando gli introiti percepiti con la propria attività professionale e non presentino la dichiarazione dei redditi. Ovviamente i controlli del Fisco su colf e badanti mirano a stanare situazioni simili tramite verifiche incrociate. Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate e Inps lavorano in sinergia per combattere l’evasione fiscale tramite specifici strumenti che analizzano dati. Gli organi di controllo ricorrono a spesometro, risparmiometro e Super Anagrafe dei Conti Correnti per scovare chi elude il pagamento delle imposte.

L’Agenzia delle Entrate unitamente alla Guardia di Finanza ha facoltà di accesso all’anagrafe degli istituti bancari in cui sono censiti i contribuenti. Accadere alle banche dati facilita il percorso a ritroso che conduce all’eventuale discrepanza fra spese sostenute, redditi dichiarati e denaro depositato in banca. Per i lavoratori stranieri che inviano le cosiddette “rimesse” alle famiglie rimaste nel Paese di origine vige invece il controllo dei Money trasfer. In questo caso si monitora la quantità di denaro trasferito all’estero e lo si confronta con gli introiti percepiti e denunciati in Italia.



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