fbpx


“Il nostro nemico è la FED o la Cina, Powell o Xi ?” Questa la domanda posta da Donald Trump nello scorso mese di agosto quando il Presidente della Federal Reserve ha comunicato di non voler tagliare i tassi.

Tale interrogativo, decisamente pungente e sarcastico, segna l’ulteriore colpo di sciabola sui rapporti non proprio idilliaci tra i due protagonisti. In questa settimana Jerome Powell ha dichiarato la sua perplessità sulla situazione economica globale per via del coronavirus, preoccupato per le ricadute anche sugli Stati Uniti.

Altro colpo di sciabola che ha spento gli entusiasmi di Trump, che proprio negli ultimi giorni ha manifestato positività ed ottimismo, declinando le performance del suo Paese durante questo suo mandato, basti ricordare gli interventi a Davos e durante il Congresso. Nonostante i due appaiono sempre di più come i protagonisti de “I duellanti” di Joseph Conrad, celebre romanzo degli inizi del novecento, la forza dei mercati continua a solleticare coloro i quali mostrano un alto rischio di instabilità o perdita di equilibrio per via delle vertigini.

Fatta questa premessa, al netto dell’attuale momentaneo respiro, si è continuati a salire, testando nuovi massimi, con gli indici di Wall Street, compreso il nostro FTSE MIB a dire il vero, che attirano anche i deboli di cuore e coloro i quali salgono pian piano i gradini di una scala traballante, pur avendone paura dell’altezza. Bisogna porre moltissima cautela ed attenzione. E pensare che, secondo alcuni critici, il filosofo napoletano Giambattista Vico sviluppò molte delle sue capacità in seguito alla caduta da una scala all’età di sette anni.

Mettendo un attimino da parte le divagazioni e le reminiscenze degli studi universitari, le borse stanno offrendo molte opportunità, ma allo stesso tempo bisogna cercare di amplificare al massimo la concentrazione, badando alla necessità di inserire costantemente stop loss ben precisi ad ogni eventuale ripartenza. Viene ripetutamente immessa liquidità, tuttavia tale aspetto non deve essere un deterrente per invitare all’acquisto sempre e comunque. Il rischio è di rimanere disorientati da una musa ingannatrice. Il pericolo bolla appare ormai latente da diverso tempo.

Continua inesorabile la discesa dell’euro nei confronti di un dollaro molto forte ma, senza dubbio, la nostra moneta unica è condizionata anche dalla situazione dell’Eurozona e dagli scenari a tinte fosche, tanto per essere clementi. Si continua sostanzialmente ad annaspare, dopo la netta percezione di forte disgregazione e mancanza di una visione comune, dal punto di vista geopolitico.

Sul da segnalare il supporto a 98,805 sul daily. Abbiamo assistito e stiamo assistendo ad una costante forza del biglietto verde.

Dopo aver raggiunto il minino di maggio 2017 ad 1,087 il rischio di ulteriori minimi per l’euro è consistente. Rimbalzo in atto da 1,0831 ma l’attenzione resta alta. Data la difficile situazione europea, attendiamo, così come preannunciato in generale dalle Banche centrali, interventi ulteriori di politica monetaria.

Se gli equilibri da mantenere sulle scale traballanti possono rappresentare plasticamente la fotografia delle maggiori piazze finanziarie, certamente sono alcune importanti materie prime a subire i veri contraccolpi causati dalla critica situazione legata al coronavirus. Le previsioni sulla riduzione del consumo dell’oro nero sono state comunicate da più fonti e la stessa U.S. Energy Information Administration, così come l’OPEC, seppur con numeri differenti, hanno ridotto le previsioni di crescita rispetto al numero di barili al giorno. Situazione complicata ed a tratti farraginosa, con la Russia che continua a mantenere la sua posizione netta e convinta, rendendo vita difficile all’interno dell’OPEC+ alzando inevitabilmente il tiro rispetto alla concorrenza del mercato asiatico.

Dal punto di vista grafico, dalle Three Black Crows formatesi sul grafico settimanale da 59,42 dollari al barile si nota la decisa spinta al ribasso dell’oro nero, portandosi fino in area 49,52 che rappresenta tutt’ora un supporto importante da monitorare, nonostante il rialzo verificatosi e le stesse Three Inside Up sul daily che prefigurerebbero una continuita del rimbalzo.

Il sta pagando inesorabilmente il difficile momento che sta vivendo la Cina che rappresenta il Paese in cui viene prodotta la maggior parte del rame raffinato. Il rimbalzo iniziato a partire dai 2,497 dollari per libbra poteva risultare ingannevole ma il metallo ha continuato la sua rincorsa rientrando in area 2,580 dollari avvicinandosi ai prezzi che abbiamo conosciuto a partire dal mese di luglio dello scorso anno.

Allungamenti ulteriori fino a 2,637 dollari per libbra, che rappresentano i minimi di ottobre 2019, spingerebbe la quotazione all’interno del canale daily con una resistenza a 2,732 dollari. La Morning Star, evidente sempre sul grafico giornaliero e supportata dalle successive configurazioni, ha confermato dagli inizi di febbraio la spinta rialzista del rame. Tuttavia, il deciso trend ribassista partito da Gennaio di quest’anno può riprendere la sua forza nel caso in cui si dovesse verificare la rottura del supporto che andrebbe a riprendere i minimi di dicembre 2016 in area 2,490 dollari per libbra.

La fine della corsa al ribasso, caratterizzata dal lungo canale formatosi graficamente a partire dalla Upper Shadow di inizio novembre dello scorso anno, individuabile sul timeframe daily, segnerebbe la ripresa del natural gas. La domanda bassa ha senza dubbio contribuito alla forte debolezza dovuta a fattori che ben conosciamo, legati principalmente alla Cina ed al forte ridimensionamento della richiesta e del consumo di materie prime.

Nell’osservare dettagliatamente il grafico, avrebbe tirato un vero e proprio sospiro di sollievo anche William Hart, il padre del gas naturale che grazie alla sua intuizione intercettò l’utilizzo che tutt’oggi conosciamo. Il prezzo, calcolato sull’unità di misura base pari a un milione di British Thermal Unit, si è spinto fino al minimo di agosto 2019 a 2,033 fino a perseverare nella sua inesorabile discesa costituita dal Gap Down del 20 Gennaio in area 1,905 per indebolirsi ulteriormente avvicinandosi al vecchio supporto vicino ai 1,734 dollari, rappresentante il minimo toccato addirittura nel 2016 e dove proprio da quel prezzo avevo ipotizzato delle ripartenze. Attualmente a 1,852 sembra voler rincorrere il vecchio Gap, andandolo a riprendere totalmente, anche se c’è ancora un pò di strada da percorrere.

Infine uno sguardo al palladio. Le motivazioni di questo costante andamento sono la stretta conseguenza del deficit di offerta, affiancato da una importante domanda. Secondo alcuni analisti, a fronte di una richiesta di 10 milioni di once, per i prossimi due anni, le riserve di palladio ne produrranno poco meno di un milione. Non bisogna dimenticare anche gli ingenti investimenti della Cina sulle rinnovabili, l’energia verde.

Questo aspetto, come già specificato in altri articoli, ha influito sulla forte richiesta di palladio utile e presente nelle marmitte catalitiche, al fine di ridurre le emissioni inquinanti. Continua la sua corsa iniziata con un Gap Down nel luglio 2016, fino ad accelerare prepotentemente dai 1387,81 di agosto dello scorso anno agli attuali 2370,24 dollari l’oncia, trovandosi in piccolo canale laterale sul grafico orario che va tra i 2151,70 rappresentanti un supporto ed i 2423,80 dollari l’oncia formanti una resistenza. Il , così chiamato per via dell’asteroide Pallade, è salito alla ribalta non solo per i motivi sopra citati ma anche per la sua performance incredibile, ben messa in evidenza dal grafico.

Grafico Palladio





Source link

REGISTRATI ORA
TRANSLATE

Submit Your Information & Learn More

%d bloggers like this: