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Per il momento pare che il rischio geopolitico Iran/USA sia stato messo da parte, ma la questione è sicuramente da seguire con attenzione. Molto probabilmente rappresenterà un freno sui rendimenti obbligazionari anche nelle prossime settimane, ma un contributo in tal senso potrebbe arrivare dalla cosiddetta “fase uno” dell’accordo commerciale. Mercoledì USA e Cina dovrebbero firmare ufficialmente il documento e la propensione al rischio potrebbe registrare una nuova impennata (il VIX ha toccato il minimo da due settimane proprio nella giornata di venerdì, mentre la forza dello yuan cinese è ai massimi da cinque mesi con la coppia di riferimento USD/CNH sotto 6,90 in apertura di settimana).

Nonostante rendimenti pressoché stabili, la propensione al rischio si evince dall’oro che continua la fase correttiva e anche lo yen sta perdendo terreno. Ovviamente ne trae beneficio l’azionario. Per quanto riguarda il forex da segnalare il tracollo della Sterlina, che risente delle voci sempre più insistenti secondo cui un numero crescente di membri MPC della Bank of England sta prendendo seriamente in considerazione un taglio dei tassi di interesse. Uno dei membri più accomodanti, Gertjan Vlieghe, ha confermato la propria volontà di procedere in tal senso già dalla prossima riunione. Si tratta del terzo commento dovish (dopo il Governatore Carney e Silvana Tenreyro) nel giro di pochi giorni.

Proprio la sterlina è stata protagonista del calendario odierno per via di una serie di dati molto importanti provenienti dal Regno Unito, ovvero il PIL, la produzione del settore manifatturiero e del settore industriale. Dati pessimi su tutti I fronti, decisamente sotto le attese del mercato, il ché non farà altro che alimentare le prospettive di una politica economica espansiva.

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