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MILANO – I primi dati diffusi dall’Istat a consuntivo del 2020 flagellato dalla pandemia sono leggermente migliori delle previsioni. L’anno scorso, infatti, la ricchezza nazionale è scesa dell’8,9% se si correggono i dati per gli effetti del calendario (il 2020 ha avuto due giorni lavorativi in più dell’anno prima), mentre è scesa dell’8,8% sulla base dei dati trimestrali grezzi.

Si tratta di numeri che superano, seppur di pochissimo, le ultime attese del governo che nella Nota di aggiornamento al Def aveva stimato per l’anno una contrazione del 9%. L’ultima tra le grandi istituzioni internazionali a dare le previsioni è stata il Fondo monetario internazionale, che accreditava l’Italia di un -9,2% nel 2020 e poi di un rimbalzo del 3% quest’anno (dato per altro assai tagliato rispetto al documento di ottobre).

Restando ai numeri Istat, dimostrano soprattutto una tenuta nell’ultima parte dell’anno, quando la recrudescenza della pandemia e i nuovi lockdown hanno fatto deragliare la ripresa che si era vista in estate. Nel quarto trimestre, infatti, il Pil ha segnato un calo del 2% sul periodo precedente (-6,6% annuo). Si tratta anche in questo caso di un numero di poco migliore rispetto alla caduta di 2-2,2 punti percentuali che si aspettavano in media gli analisti. Al 2021 resta dunque una spinta positiva: quel che si otterrebbe se la variazione di tutti e quattro i trimestri dell’anno fosse pari a zero, ovvero la variazione acquisita, è pari a +2,3%.

Commenta l’Istat che “dopo il robusto recupero del terzo trimestre” nell’ultimo scorcio del 2020 è arrivata “una nuova contrazione” a causa “degli effetti economici delle nuove misure adottate per il contenimento dell’emergenza sanitaria. Tale risultato determina un ampliamento del calo tendenziale del Pil: da -5,1% del trimestre precedente a -6,6%”. Trattandosi di stima preliminare, sono considerazioni ancora provvisorie ma non sorprendere vedere che il calo del quarto trimestre “dal lato dell’offerta riflette soprattutto un netto peggioramento della congiuntura dei servizi, a fronte di una contrazione di entità limitata dell’attività industriale”. La grande differenza di quanto avvenuto in primavera, in sostanza, è che le fabbriche non si sono congelate.

Secondo gli economisti di Intesa Sanpaolo, che prima della diffusione dei dati Istat avevano pronosticato un -2% nel quarto trimestre e un -8,8% annuo, lo “scenario centrale” per l’anno in corso “vede al momento un rimbalzo del Pil a inizio 2021, tuttavia nelle ultime settimane sono aumentati i rischi che la fase recessiva si estenda alla parte iniziale del nuovo anno”.



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