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La lettrice si riferisce a una campagna che l’Esperto Telefonia di Repubblica sta facendo per l’estensione della rete mobile anche in zone come Moneglia, quasi tre mila abitanti. In Italia sono ancora troppi i comuni, spesso in zone montane, ad avere una copertura mobile assente o perlomeno deludente, con il segnale che va e viene e sparisce puntualmente all’interno di case, ristoranti, alberghi. Con un certo danno su turismo ed economia.

Al caso Moneglia si è interessato a luglio Wind 3, che ha assicurato un intervento di copertura. Se ne attendono i frutti. L’aspetto paradossale è che gli operatori continuano a decantare le glorie del 5G, in espansione (sebbene rallentata, come rilevato da un’inchiesta di Repubblica) e ora su una dozzina di capoluoghi di provincia…quando ci sono ancora situazioni come Moneglia.

Le norme non obbligano a coprire tutti i territori con il segnale mobile. Tuttavia negli obblighi connessi all’assegnazione di licenze 700 MHz, che saranno usate per il 5G fra tre anni, per gli operatori telefonici c’è anche la copertura di piccoli comuni ora in digital divide. Quelle frequenze hanno caratteristiche tali da consentire un miglioramento della copertura, a beneficio quindi dei tanti “Moneglia” italiani.

Buona notizia, quindi; ma al paradosso iniziale se ne aggiunge un altro: i comuni in digital divide sono in prima fila nelle crociate anti-scientifiche sul 5G, in barba anche alle norme (legge sulle Semplificazioni) che impedirebbe ai sindaci di vietare l’installazione di antenne. Insomma: se forse il Paese ha sottovalutato per troppo tempo i disagi di chi vive in zone senza segnale mobile, anche i cittadini e i sindaci di certe zone hanno qualche colpa in merito.
 



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