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E si arriva a Bnp Paribas, che compra a inizio 2006 – sono giusto 15 anni il 4 febbraio, un altro compleanno quindi – con Mario Draghi appena nominato ma non ancora insediato e Desario alla guida di Bankitalia.

Bnp Paribas prese la decisione in una settimana, forte anche del fatto che Bbva – lanciando l’opa dopo sette anni da azionista – la considerava una buona banca. Bnp Paribas investì 10,3 miliardi, di cui 9,5 per l’opa e 800 milioni come fondi aggiuntivi a copertura di rischi. Quando evidenziai che non vi era l’esigenza di ulteriori coperture, decisero comunque di mantenerli per il rafforzamento e lo sviluppo della banca.

È rimasto qualcosa indietro?

Ho un unico rimpianto, aver ceduto la nostra quota del 19% di Lottomatica allorché Telecom decise di vendere il suo 30% e De Agostini lanciò l’opa. Il mio progetto era quello di creare una rete leggera e flessibile di almeno 4mila agenzie presso i tabaccai. Io ero contrario all’adesione mentre il resto dei componenti del consiglio di amministrazione era a favore, e così non partecipai alla riunione che poi deliberò, per non votare contro.

Questo non c’entra con Bnl, ma del suo periodo di presidente di Confindustria. Andiamo al luglio 1993, quando con Ciampi presidente del consiglio viene firmato l’accordo sul costo del lavoro, che segnò effettivamente la svolta dopo un anno terribile.

Fu l’esempio più forte della concertazione, che negli anni a venire sarebbe diventata un’altra cosa, usando questo termine in modo improprio. La concertazione è un metodo di confronto strutturato a tre, governo, imprese e sindacati, non di rapporti bilaterali, che prevalgono da anni, purtroppo anche in questi ultimi mesi.

Un passaggio storico nelle relazioni industriali.

Lo ricordo momento per momento. Mi feci dare la mattina dagli organi direttivi di Confindustria un mandato in bianco per chiudere, e vidi il presidente Ciampi poco prima della plenaria. E gli posi il tema della sospensione della contrattazione aziendale nell’accordo. Ciampi mi disse che formalmente non era più possibile ma nella riunione fu netto nel chiedere un impegno morale che per 18 mesi non ci sarebbero state modifiche salariali. Tra noi, il presidente Ciampi, io e i tre segretari, Trentin, D’Antoni e Larizza, ci fu una stretta di mano e ci avviammo verso la sala Verde per la firma con tutte le altre rappresentanze. Un contratto sociale, nel senso più nobile del termine, per il bene del paese.



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