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La capacità comunicativa, l’incisività nel riuscire a lanciare messaggi ben precisi, di positività ed ottimismo, legati alla speranza di poter certamente far meglio, sono solo alcuni degli aspetti caratterizzanti la personalità del presidente Donald Trump.

Uno dei veri trionfatori a Davos, a mio avviso, in occasione del World Economic Forum.

Orgoglioso nell’affermare che il suo è un Paese sbocciato come un fiore, realizzando, a suo dire, cose che il mondo non ha mai visto, sviscerando alcuni dati ed obiettivi raggiunti dall’economia a stelle e strisce durante questo suo mandato, esprimendo soddisfazione per l’accordo con la Cina, fino a solleticare riferimenti storici da seguire come esempio, parlando appunto del Rinascimento italiano e della tenacia implementata nella costruzione del Duomo di Firenze, facendo cenno agli operai ed ai mercanti fiorentini che hanno costruito delle opere ancora oggi toccanti il cuore degli esseri umani.

Certo, la situazione sociale ed economica era ben diversa da quella attuale USA ma, senza timori di smentita, Firenze ha rappresentato il fiore all’occhiello dell’economia mondiale del periodo rinascimentale, grazie ai suoi abili mercanti che riuscirono a trasformare la manifattura interna della lavorazione della lana in fondamentale bene esportato ovunque, senza dimenticare naturalmente le attività bancarie e la lungimiranza della famiglia Medici.

Ecco, questa è la fotografia che, per certi aspetti e con le dovute cautele, ha voluto rappresentare Trump della sua America, proiettando lo sguardo alla bellezza di quell’epoca. Un volo pindarico mediaticamente riuscito.

Un tale discorso, condito da tiratine d’orecchio alla stessa FED e passaggi di apertura verso l’economia inclusiva, hanno certamente meravigliato buona parte della platea.

Il mio non vuole essere un endorsement al Presidente degli Stati Uniti. Sono semplicemente e profondamente colpito dalle sue esternazioni, affiancate da numeri incontrovertibili e dalle performance di Wall Street.

Se la politica mediatica e la capacità di colpire i pochi che leggono i giornali ed i tanti che sperano di fare esercizi di lettura ed approfondimento sui social network sono i fattori preponderanti che determinano la forza di un uomo, oggi, senza dover far necessariamente riferimentom alla società liquida di Zygmunt Bauman, possiamo affermare che Trump non ha solo i numeri dalla sua parte…

Le sue ultime dichiarazione sui rapporti con l’Europa e la possibilità concreta di applicare il 25% di dazi su ogni auto prodotta nel Vecchio Continente che arriva in America, minaccia già enunciata in occasione di un suo comizio nella scorsa estate in West Virginia, materializza l’altro pungolo fotografante plasticamente il leit motiv del conflitto commerciale tra Bruxelles e Washington. La strategia è ben consolidata.

I mercati continuano a mantenere il loro trend. La possibilità di una fase correttiva di storno è attesa ma la tendenza appare costituita dai piccoli passi che continuano a segnare nuovi e ripetuti massimi, con l’indice S&P 500 che ha superato i 3.300 punti, dopo aver spinto sull’acceleratore subito dopo un segnale di inversione ribassista formatosi agli inizi di Gennaio con il pattern engulfing bearish che aveva fatto presagire una possibile inversione di tendenza. Pertanto, subito dopo accenni di ribasso, si torna ad acquistare. Si compra, si compra, si compra…con entusiasmo, come offuscati da una sorta di irrazionalità, senza badare al periocolo di ostacoli o di cambi repentini.

Molta la liquidità presente. Il canale rialzista dell’S&P 500 è eloquente, ma allo stesso tempo alcuni importanti investitori hanno iniziato ad acquistare opzioni put sugli indici americani.

Grafico S&P 500





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