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L’uso dell’app Immuni, per il coronavirus, avrà conseguenze anche sul lavoratore e la sua azienda. Un punto finora poco esplorato, non evidenziato dalle istituzioni competenti, ma su cui cominciano a interrogarsi i giuristi esperti di privacy e diritto del lavoro.

La questione è la seguente. Dopo che un lavoratore riceve da Immuni la notifica del tipo “nel giorno X hai avuto un contatto a rischio con una persona risultata positiva al covid-19” che dovrà fare? E quali conseguenze scaturiscono per la sua azienda?

“La risposta può arrivare mettendo assieme le prescrizioni del Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, la Circolare del Ministero della Salute del 29 maggio scorso e l’art. 20 del Testo Unico di Salute e Sicurezza (d.lgs. n. 81/2008), dice Fulvio Sarzana, avvocato esperto di diritto digitale.

In sostanza: “Il lavoratore deve auto-isolarsi dopo aver ricevuto la notifica, perché questa implica che è stato rilevato un ‘contatto stretto’, a rischio, tra il lavoratore e un contagiato negli ultimi 14 giorni. E – come scrivere il ministero della Salute nelle sue FAQ – ‘per i contatti stretti di un caso COVID-19, come stabilito dalle norme in vigore l’operatore di sanità pubblica del Dipartimento di Prevenzione territorialmente competente deve provvedere infatti alla prescrizione della quarantena per 14 giorni successivi all’ultima esposizione'”, aggiunge Sarzana.

“Se il lavoratore va in azienda lo stesso e poi si scopre che era al corrente di essere stato a ‘contatto stretto’ con un contagiato, in base al Protocollo condiviso rischia sanzioni disciplinari fino al licenziamento e ricadute penali”, aggiunge.

Va detto che la questione è ancora nell’alveo delle interpretazioni giuridiche; la notifica dell’app Immuni ha solo un valore probabilistico, non è la certezza che si sia stati contagiati o che si sia stati anche semplicemente, davvero, a “contatto stretto” con un contagiato, come scrive anche il Garante Privacy nel provvedimento di via libera a Immuni; d’altro canto però nel Protocollo si legge che basta la sussistenza di condizioni di pericolo, non la certezza (“sintomi di influenza, temperatura, provenienza da zone a rischio o contatto con persone positive al virus nei 14 giorni precedenti”) per fare scattare divieti e obblighi verso il lavoratore.

Immuni, aziende a rischio paralisi con l'alert dell'applicazione. Ridurre le attese per i tamponi

“A mio avviso dopo aver ricevuto l’alert, il lavoratore deve avvisare le risorse umane, in modo tale da favorire il tracciamento dei contatti a rischio e limitare il contagio nell’azienda”, conferma Vincenzo Colarocco, avvocato dello studio Previti esperto di diritto del lavoro e nuove tecnologie. “L’azienda inoltre dovrà essere attenta a svolgere queste attività con il massimo rispetto della privacy degli interessati, per evitare fenomeni del tipo caccia all’untore”, continua.

“Il rischio di falsi positivi, citati anche dal Garante, complica la situazione”, nota Colarocco. È possibile insomma che il lavoratore non vada al lavoro e l’azienda si attivi e si allarmi, con danni ovvi sulla produttività, e poi si scopra – con un tampone – che il lavoratore è negativo. E che quindi non ci sia alcun focolaio in azienda. Magari c’è stato davvero contatto stretto rilevato via bluetooth dagli smartphone, ma le protezioni (mascherine) o una barriera (un vetro) hanno impedito il contagio, per esempio; oppure l’algoritmo di Immuni ha calcolato male, a livello statistico, l’indice di rischio (effettiva durata e distanza del contatto) e quindi non c’è stato affatto un “contatto stretto”.

“Per limitare il problema falsi positivi e i conseguenti danni per l’azienda bisogna ridurre al minimo i tempi di attesa del tampone, dopo la notifica”, dice Fulvio Sarzana; molti esperti concordano sul punto (tra gli altri, Sergio Pillon, medico e tra i massimi esperti di Sanità digitale in Italia, autore delle linee guida governative sulla telemedicina).

Ma – come nota anche Altroconsumo – sui tempi del tampone e in generale sulle modalità precise di presa in carico dell’utente Immuni non è arrivata ancora chiarezza dal ministero della Salute. Risolvere il punto, come si è visto, servirà non solo a ridurre i disagi per le persone ma anche un danno economico per il sistema produttivo italiano.



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