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La propensione al rischio si mantiene intatta, soprattutto grazie all’espansione dei vaccini e alla conseguente speranza di una ripresa economica imminente. Scenario che ovviamente si avvale anche dei sostegni fiscali governativi e monetarie della banche centrali internazionali.

Lo nel corso delle ultime 24 ore è stata la valuta che ha subito il maggiore deflusso di liquidità dai beni rifugio, tant’è che è giunto al quarto giorno consecutivo di performance negative contro tutte le principali majors.

L’ottimismo ha stoppato anche la corsa del dollaro USA, tuttavia, la valuta statunitense sta resistendo meglio rispetto alla concorrente nipponica. L’indice del dollaro sta cercando di mantenere il supporto nell’area 99.25 ed è attorno a questa zona sin da inizio settimana.

Sul fronte mercati azionari ancora una volta l’Asia ha chiuso la sessione in netto rialzo e i futures sulle azioni statunitensi sembrano proiettati verso nuovi massimi assoluti. Wall Street riaprirà dopo il lungo ponte festivo del fine settimana e sarà interessante capire quale sarà il sentiment degli operatori a stelle e strisce.

Sul fronte asiatico il , forte delle esportazioni e della sofferenza dello yen, ha chiuso ritoccando nuovamente i massimi trentennali.
In Europa il di Londra sembra destinato a sovraperformare ancora, dopo essere salito del 2,5% nella giornata di lunedì. Un balzo notevolissimo causato probabilmente dal fatto che il governo britannico ha raggiunto l’obiettivo di vaccinazione di 15 milioni di persone a metà febbraio. Il primo ministro Boris Johnson dovrebbe aggiornare la tabella di marcia la prossima settimana e potrebbe aprire la strada a una significativa riapertura dell’economia entro la tarda primavera.

In Europa, invece, la vaccinazione procede a rilento e l’azionario potrebbe faticare a tenere il passo con il rally globale.

Un’altra preoccupazione che potrebbe pesare sulle azioni europee e potrebbe presto diventare un problema anche per Wall Street la curva dei rendimenti. Nonostante le prospettive leggermente più cupe per l’Eurozona, i rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati: i tedeschi a 10 anni ieri sono saliti ai massimi di 5 anni e mezzo.

Il rendimento a 10 anni dei titoli del Tesoro USA, nel frattempo, ha toccato l’1,25% per la prima volta da marzo 2020, questo probabilmente fornirà un certo supporto al dollaro.

Il dollaro australiano si è leggermente deprezzato dopo che nei verbali della RBA è emersa la necessità di mantenere una politica monetaria molto accomodante. Un deprezzamento che tuttavia è stato in parte contenuto dal rialzo delle materie prime, ad esempio il petrolio ha raggiunto i massimi da oltre un anno





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