fbpx


ENERGIA

Boris Johnson vara un mega piano di investimenti “puliti” da 16 miliardi di sterline. Ma a guidare la transizione dal petrolio alle fonti rinnovabili sono Saipem, Falck, Snam ed Eni.

di Simone Filippetti

default onloading pic
(Adobe Stock)

Boris Johnson vara un mega piano di investimenti “puliti” da 16 miliardi di sterline. Ma a guidare la transizione dal petrolio alle fonti rinnovabili sono Saipem, Falck, Snam ed Eni.

3′ di lettura

LONDRA – Nel 2016, ormai il mondo di prima, la nave Saipem 7000 navigò dall’Italia verso il Mare del Nord. Era diretta alla piattaforma petrolifera Miller, di proprietà della British Petroleum. L’incarico assegnato dalla compagnia britannica era insolito: smantellare. Era il primo passo di un mondo che iniziava a fare a meno del petrolio: per 50 anni, dal 1967, la BP ha colonizzato il Mare del Nord, costruendo oltre 700 piattaforme.

Fine di un’era

Nel 2016, però, il vento stava cambiando. Quattro anni dopo, e con un virus che ha stravolto l’economia, un’onda verde sta sommergendo la Gran Bretagna: il paese ha annunciato una epocale transizione energetica dal petrolio e dall’anidride carbonica a quello pulito e “verde”. Sulla spinta del nuovo mondo ridisegnato dal Covid, il governo di Sua Maestà mette sul piatto 16 miliardi di sterline: è il più grande piano di investimenti pubblici per l’energia nella storia del paese. La firma è del primo ministro Boris Johnson. A guidare la conversione pulita del Regno Unito è l’Italia. Per il premier, in difficoltà e in calo nei sondaggi per l’ondivaga gestione del Covid, il piano “verde” è un grosso rilancio politico. Se nel 2050 il Regno Unito sarà un paese a zero emissioni di anidride carbonica, il merito sarà anche, e soprattutto, del Made in Italy. La super-nave piattaforma della Saipem, gioiello ingegneristico mondiale, è stata la pioniera della transizione britannica. Dopo lo smantellamento per la BP, è stata la volta di ConocoPhillips e di Shell: la Saipem7000 ha fatto la spola tra la costa e i giacimenti in mare smontando pezzo a pezzo.

Loading…

Dalle piattaforme petrolifere alle pale eoliche

Mentre scompaiono le piattaforme, emblema amato e odiato della civiltà del petrolio, il Mare del Nord si sta costellando di alti e snelli mulini di metallo. Oltre che ad aver fondali r icchi di idrocarburi, il Mare del Nord è anche ventosissimo. Campi eolici off-shore, ossia al largo in mezzo al mare, stanno sorgendo come funghi: saranno anch’essi finanziati dal piano del Governo. E pure nei parchi eolici c’è la mano di Saipem. La società guidata da Stefano Cao ha investito 1 miliardo di euro in giro per il mondo, di cui il grosso, circa 700 milioni, Gran Bretagna conta cinque parchi eolici in mare aperto: Hornsea, Hywind, NNG, Dogger Bank e Seagreen.

Italia pioniera

Sulla terraferma, invece, il ruolo di pivot spetta alla Falck Renewables, la nuova vita delle acciaierie Falck, storica industria milanese, che anni fa si è riconvertita alle energie rinnovabili: in Scozia il gruppo gestisce 12 impianti eolici per una capacità installata di 413 megawatt, una potenza che fa del Regno Unito il primo paese per Falck e da solo quasi la metà di tutta la capacità del gruppo (1,1 gigawatt). Tra le misure “verdi” messe in campo nel mega piano di Boris, c’è un notevole investimento sull’idrogeno come fonte di energia pulita: il governo punta a generare 5 gigawatt dall’elemento chimico dell’acqua. In prima fila, anche qui l’Italia: Snam, alfiere in Italia del combustile pulito del futuro, una campagna rivoluzionaria fortemente voluta dall’amministratore delegato Marco Alverà, ha di recente messo un importante piede nel paese. Poche settimane fa ha la società di reti di trasmissione dell’energia, anch’essa una costola del Cane a Sei Zampe, ha stretto un’alleanza con la società inglese ITM Power, quotata all’AIM di Londra, tra i maggiori produttori globali di elettrolizzatori, componenti essenziali per ricavare l’idrogeno. Snam diventerà azionista (di minoranza) di ITM Power Plc con una fiche da 33 milioni di euro. Ma il più grosso investimento “verde” in UK conta la presenza diretta dell’Eni: la compagnia petrolifera di bandiera è uno dei promotori del nuovo progetto ENP. Al largo della costa dell’Humberside sarà costruito un mega impianto di stoccaggio di Co2, grazie alla tecnologia italiana di bio-fissazione dell’anidride carbonica: una sorta di “discarica” in mezzo al mare dove catturare la Co2 e non farla disperdere nell’atmosfera, dove le troppe emissioni stanno causando pericolosi effetti sul clima.



Source link

REGISTRATI ORA
%d bloggers like this: