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La Banca dei Regolamenti internazionali dà fiato alle trombe dell’Apocalisse: la prossima crisi avrà un potenziale distruttivo a dir poco memorabile. L’evento scatenante sarà il mutamento climatico che aleggia sulle sorti dell’economia globale come un falco famelico. L’istituzione finanziaria con sede a Basilea ha allertato le banche centrali mondiali con un report intitolato “Cigno verde. Cambiamenti climatici e stabilità del sistema finanziario”.

Rispetto ai precedenti cigni neri forieri di situazioni finanziarie disastrose, il rapporto Cigno verde deve la sua denominazione al climatechange. Diffuso poco prima del World Economic Forum di Davos, lascia intravedere scenari apocalittici più preoccupanti in ragione di tre fattori.

I tre fattori per cui la prossima crisi avrà un potenziale distruttivo

Primo fra tutti l’inevitabile concomitanza di rischi naturali legati alla transizione energetica che, concretizzandosi, richiederà un intervento congiunto per essere contrastata.Secondo fattore: il verificarsi di una catastrofe naturale si abbatterebbe sull’umanità con esiti fatali e più distruttivi di quelli provocati da una crisi sistemica. Terzo: un disastro ambientale innescherà una serie di effetti a catena difficilmente controllabili e, soprattutto, prevedibili in tempi utili.

Il compito delle banche

L’imprevedibilità di eventuali disastri ambientali presta il fianco a numerosi rischi. Di qui la richiesta di una pronta assunzione di responsabilità da parte delle banche centrali e di un intervento coordinato delle politiche mondiali.Nel ventaglio delle soluzioni proposte dal rapporto della Banca dei Regolamenti internazionali figura anzitutto la promozione di investimenti improntati ad una logica più green. Caldeggiata inoltre la collaborazione delle aziende private che dovranno render noti i rischi connessi al climatechange e alle emissioni di anidride carbonica.Le banche centrali dovranno favorire mutamenti di policy e il ricorso a modelli previsionali sulla scorta di metodologie prospettive. Auspicato inoltre un piano di intervento capace di creare un coordinamento a livello globale. Ne consegue che l’azione delle banche centrali dovrà accendere un dialogo fecondo con soggetti altri quali governi, società civile, aziende private e comunità internazionali.

Approfondimento

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