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“La consapevolezza sta cambiando e credo che siamo sull’orlo di una completa trasformazione della finanza… I dati sui rischi climatici obbligano gli investitori a riconsiderare le fondamenta stessa della finanza moderna”

Colpiscono le parole utilizzate. Di forte impatto le esternazioni di Laurence Douglas Fink, Presidente di BlackRock.

Evidenzio testualmente quanto scritto in alcune righe della sua famosa lettera, per sottolineare che anche la finanza, considerata da molti brutta, sporca e cattiva, al netto degli interessi particolari, si preoccupa di tematiche rilevanti, che toccano, per certi aspetti, la parte più nobile dell’animo umano.

Senza voler dilungarmi sugli interessanti dibattiti relativi su finanza ed una sorta di nuovo umanesimo, a mio avviso, il focus è davvero centrale. Basti pensare che lo stesso argomento dello sviluppo sostenibile sarà al centro dell’incontro che si terrà a Davos, in occasione del World Economic Forum.

Fatta questa breve parentesi, in questa settimana è nuovamente tornato preponderante uno dei market mover che ha caratterizzato gli equilibri e le news dello scorso anno. La guerra sui dazi USA-Cina.

La firma dell’accordo della Fase 1 pone, a mio avviso, un punto a favore per il Presidente Donald Trump, quanto meno mediaticamente, ma non solo.

“E’ un passo mai fatto con la Cina, per garantire un futuro di giustizia agli agricoltori, ai lavoratori e alle famiglie americane”.

Queste le parole del Presidente americano durante la conferenza stampa.

L’aquila di mare dalla testa bianca continua a volare alto dal 1782, anno in cui divenne simbolo degli Stati Uniti, in occasione del secondo congresso nazionale. Il modus operandi nell’affrontare il lungo braccio di ferro ha cementificato la determinazione di Trump.

Tuttavia, alcuni analisti restano fortemente concentrati sulla probabile difficoltà nel concretizzare, nella sua interezza, l’accordo di questa prima fase.

Wall Street continua la sua salita decisamente più tonica rispetto all’Europa.

I nuovi massimi degli indici americani continuano ad essere il leit motiv della quotidianità. Da segnalare, per il Vecchio Continente, i dati macro non certo brillanti per il Regno Unito che hanno contribuito alla discesa della sterlina sul dollaro. Interessante il supporto a 1,2986 sul grafico orario. Il taglio del tasso di interesse da parte di Bank of England è alle porte, atteso da tempo.

Sui mercati a stelle e strisce, chi ha tentato posizioni short in previsione di un importante ritracciamento continua ancora a soffrire, dopo i continui record l’indice S&P 500 non molla il suo trend, confermato nel grafico daily dalla configurazione Three Outside Up, pertanto, avvisaglie di pericolo, almeno per il momento non si riscontrano. Interessante per l’indice S&P 500 un primo supporto intorno ai 3261,14 punti.

Sono differenti i dati macro che continuano a dare ragione al Presidente Trump come ad esempio l’indice Initial Jobless Claims sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, pari a 204mila unità, registra un dato inferiore alle attese ed a quello riscontrato precedentemente, così come la percentuale relativa al tasso di disoccupazione ai minimi dal 1969. Inoltre, la misurazione mensile dei beni venduti dai venditori al dettaglio è stato anch’esso superiore alle attese, così come il Philadelphia Fed Manifacturing Index decisamente superiore alle aspettative.

Il numero ridotto delle posizioni short fa pensare che l’aquila di mare dalla testa bianca continuerà ancora a volare alto !!! Attenzionando sempre e comunque i ritracciamenti.

Grafico GBP/USD





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