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A partire da oggi 22 febbraio 2020 scatta la fase operativa prevista dal governo italiano per i percettori del reddito di cittadinanza. Chi beneficia del sussidio governativo dovrà conferire disponibilità ad essere impiegato in lavori e iniziative utili alla collettività. I cittadini italiani che percepiscono il reddito di cittadinanza in virtù dell’appartenenza ad una fascia di reddito bassa sono tenuti a prestazioni di lavoro. Il Ministero del Lavoro ha annunciato che dal 22 febbraio partiranno i progetti utili alla collettività. Sulla piattaforma Gepi verrà attivata “una nuova funzione che consentirà ai Comuni di caricare sia i progetti messi in campo, sia l’elenco dei beneficiari Rcd per i quali deve essere aperta la copertura assicurativa”.

PUC: i progetti utili alla collettività

Quanti percepiscono il sussidio economico non possono esimersi dallo svolgimento dei cosiddetti PUC, i Progetti Utili alla Collettività. Corre l’obbligo per i beneficiari del Rdc che abbiano stipulato un Patto per il Lavoro o un Patto per l’inclusione sociale. A costoro occorrerà garantire una copertura assicurativa all’Inail. I lavori socialmente utili per i percettori del reddito di cittadinanza costituiscono un’occasione di crescita e di inclusione sociale. I progetti cui verranno chiamati a partecipare afferiscono la sfera culturale, sociale, artistica, ambientale e di tutela dei beni collettivi.  Le iniziative a vantaggio delle collettività “dovranno essere individuati a partire dai bisogni e dalle esigenze della comunità locale. Dovranno intendersi come complementari, a supporto e integrazione rispetto alle attività ordinariamente svolte dai Comuni e dagli Enti pubblici coinvolti”.

Lavori socialmente utili: quante ore

Il beneficiario sussidio governativo è tenuto a dare la propria disponibilità per un minimo di 8 ore settimanali. Le ore destinate ai lavori socialmente utili possono lievitare a 16 solo dietro esplicito consenso di entrambe le parti coinvolte. Di sicuro non è dato esimersi dallo svolgimento dei progetti, pena la decadenza del reddito di cittadinanza. In tal modo, i Comuni possono far leva sulle prestazioni d’opera dei percettori del Rdc, ma le stesse non sono equiparabili a impieghi subordinati, parasubordinati o autonomi. Né i beneficiari del sussidio possono subentrare in vece di lavoratori assenti per motivi di malattia e ferie o essere impiegati nei periodi di lavoro più serrati.

Lavori socialmente utili: gli esonerati

Inoltre, non tutti i percettori del reddito di cittadinanza sono tenuti alla partecipazione ai lavori socialmente utili. Possono ritenersi esonerati i soggetti di età superiore ai 65 anni, i titolari della Pensione di cittadinanza, i percettori delle Rdc titolari di pensione diretta. Tra gli esclusi dall’obbligo figurano anche i soggetti disabili, i frequentanti un corso di studio, i soggetti con responsabilità di cura a vantaggio di minori di 3 anni e di disabili.

Leggi anche: Reddito di cittadinanza: perchè a febbraio non arriverà a tutti



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