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MILANO – E ora chi lo dice a 492 mila piccoli imprenditori che hanno chiesto finanziamenti garantiti dallo Stato che devono rifare le pratiche con le banche? Inveiranno contro gli istituti sclerotizzati, il governo sparadecreti, il parlamento emendatore o tutti e tre insieme, appassionatamente?

La conversione del decreto Liquidità dell’8 aprile in legge, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il 6 giugno, ha apportato alla misura che ha predisposto 200 miliardi di ossigeno finanziario per tutte le imprese italiane colpite dalla pandemia numerose modifiche, anche significative. Ne ha preso atto ieri l’Abi, che rappresenta 708 tra banche, società di intermediazione e gestione del risparmio, di leasing e altre associazioni del settore, con una circolare che indica “le principali novità”.
 

L’autocertificazione che riduce le responsabilità bancarie

Non che i banchieri, sia chiaro, siano in vena di lamentarsi: avevano chiesto al governo di ridurre le responsabilità per i funzionari bancari nell’erogazione dei crediti garantiti da Mcc e da Sace, e lo hanno ottenuto. “Di particolare rilievo è il nuovo articolo 1-bis che dispone che le richieste di nuovi finanziamenti debbano essere integrate da un’autocertificazione del titolare o del legale rappresentante dell’impresa richiedente il finanziamento – rimarca infatti la nota dell’Associazione presieduta da Antonio Patuelli – e indica esplicitamente che la banca non è tenuta a svolgere accertamenti ulteriori rispetto alla verifica formale di quanto dichiarato, fermi restando gli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio”. Integrare le pratiche con le autocertificazioni dell’impresa sarà il primo adempimento da fare in più.
 

Soglie e scadenze più estese per gli importi minori

Dietro le quinte, però, qualche mugugno tra gli istituti si ascolta: soprattutto per le modifiche che rischiano di costringere a rinegoziare decine di migliaia di contratti che, negli ultimi due mesi, con lavoro sfiancante molti dei 300 mila bancari italiani hanno stipulato con altrettanti imprenditori domestici a corto di cassa o comunque desiderosi di nuova finanza. Per i dati diffusi sabato, sempre dall’Abi che tiene un censimento quasi quotidiano a riguardo, sono infatti 492 mila le domande di finanziamento sotto la soglia dei 25 mila euro, pari a 10 miliardi di euro richiesti dalle banche al Fondo di garanzia pubblico gestito di Mcc; e contando le domande per prestiti superiori alla soglia minima le domande giunte alle banche e da esse girate al Fondo erano 542 mila, per totali 25,6 miliardi di finanziamenti. Solo che la conversione in legge mette questi numeri ingenti davanti a due novità con cui (ri)fare i conti. Per i finanziamenti fino a 25 mila euro garantiti da Mcc al 100% e dedicati alle microimprese e alle ditte individuali (come esercenti, autonomi e simili: insomma, lo zoccolo duro quantitativo e qualitativo degli interessati alla misura), la durata è stata allungata da 6 a 10 anni, cogliendo le critiche di molti tecnici che ritenevano improbabile nel contesto prossimo venturo rimborsare in così poco quei fidi. In aggiunta, l’importo massimo del finanziamento è stato innalzato a 30.000 euro, e sono state modificate “sia la modalità di calcolo dell’ammontare del finanziamento, sia la formula per determinare il tasso massimo applicabile”, ricorda l’Abi alle associate. Che informa, “da ora”, della “possibilità per i beneficiari di chiedere un adeguamento dei finanziamenti già concessi alle nuove condizioni di durata e di importo”. Anche per i finanziamenti cosiddetti “di rinegoziazione”, che sostituiscono vecchi crediti con nuovi garantiti e che pure finora hanno riguardato una frazione decimale del totale, hanno subito una modifica, nel senso che la liquidità aggiuntiva, per quelli che “verranno deliberati d’ora in poi” dovrà ammontare almeno 25% (nel testo del decreto prevedeva il 10%). Ci sono altri cambiamenti, nel testo della legge. Ma bastano quelli sopra descritti per rimettere in moto il vortice di scartoffie, autodichiarazioni e documentazioni richieste da oltre mezzo milione di italiani in primavera. Lo conferma, de relato, la stessa nota Abi, quando ventila “adeguamenti della modulistica e delle procedure informatiche da parte del Fondo di garanzia per le Pmi, nonché adeguamenti delle procedure organizzative e informatiche delle banche”.





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