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Fuori dal regime forfettario i lavoratori dipendenti con redditi superiori ai 30mila euro. La Legge di Bilancio 2020 ha stroncato qualunque speranza di proroga e dissipato ogni dubbio in merito. Deluse le aspettative di quanti auspicavano un rinvio dell’applicazione dell’esclusione dal regime forfettario dei dipendenti con redditi oltre i 30mila euro. Proprio ieri si è svoltopresso la Commissione Finanze della Camera un doppio question time l’uno presentato da Raffaele Trano, l’altro da Giulio Centemero. La replica del sottosegretario all’Economia del Movimento 5Stelle Alessio Villarosa ha conferito ufficialità alla notizia.

Requisito e causa di esclusione

I chiarimenti giunti dal Ministero dell’Economia hanno dipanato una matassa interpretativa sorta attorno ad un apparente contraddizione. È stata riscontrata un’incongruenza fra l’entrata in vigore il 1° gennaio della Legge di Bilancio e quanto sancito dallo Statuto del Contribuente. Quest’ultimo prevede che qualunque nuovo provvedimento necessiti di un termine minimo di 60 giorni prima di divenire esecutivo. Il Mef ha sottolineato che non sussiste alcun contrasto dal momento che “il requisito e la causa di esclusione impongono esclusivamente una verifica dell’eventuale superamento di dette soglie”. Ricordiamo che il requisito menzionato fissa a 20mila euro il limite di spese per il lavoro dipendente. La causa di esclusione è invece determinata dall’aver incassato oltre 30mila euro come lavoratore dipendente. Il Mef chiarisce dunque che non si tratta di provvedimenti ex novo, quanto piuttosto di controlli in caso di avvenuto superamento delle soglie fissate.

Legge di Bilancio 2020 e la reazione della Lega

Di qui discende che dal 1° gennaio 2020 escluse dal regime forfettario sono le partite IVA oltre i 20mila di spesa o superiori a 30mila euro di retribuzione come lavoratore dipendente. Vivace la reazione dei deputati della Lega per i quali “il Governo delle tasse solo oggi confessa di aver dichiarato guerra a partite Iva, lavoratori dipendenti e pensionati”. Secondo gli esponenti della Lega che figurano fra i firmatari del doppio question time, ciò equivale ad incentivare l’evasione fiscale. Allorquando infatti i contribuenti, pensionati e dipendenti, avvertiranno la stretta dell’onere fiscale torneranno a privilegiare la logica del sommerso

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