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ROMA – Anche se l’effetto Covid si attenua, l’operatività delle compagnie aeree resta ai minimi di sempre, con la Iata, associazione dei vettori, che prevede una crisi lunga altri due anni e ricavi in calo del 50%. Proprio in queste ore il quarto gruppo al mondo,Lufthansa, sta trattando con i sindacati per ridurre la forza lavoro di circa il 16% del totale.

“Avremo 22.000 posti di lavoro a tempo pieno in meno all’interno del gruppo, di cui la metà in Germania”, ha detto la compagnia, aggiungendo di voler evitare licenziamenti “per quanto possibile”.  E il “per quanto possibile” corrisponde ad una volontà di non andare allo scontro con il potente sindacato tedesco dei naviganti ma puntando ad evitare i licenziamenti secchi, grazie alla “disoccupazione parziale” e ad accordi negoziati.

Qualcosa probabilmente non va per il verso giusto e le perdite pesano nonostante il prestito dello Stato tedesco divenuto di fatto il nuovo “leader” nel cda: la settimana scorsa, in occasione della presentazione dei dati di bilancio del primo trimestre dell’anno, il numero uno del vettore, Carsten Spohr, aveva parlato di “10 mila dipendenti di troppo”, visto che la flotta da 763 aerei era rimasta per il 90 per cento bloccata a terra e i conti dei primi tre mesi del 2020 avevano mostrato perdite per oltre due miliardi di euro. La compagnia tedesca, infatti, ha perso nel momento peggiore della pandemia circa un milione di euro all’ora.

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Per contenere queste perdite Spohr avrebbe annunciato ai sindacati un piano lacrime e sangue, molto più profondo di quanto anticipato. Il taglio del 16% degli addetti corrisponde infatti a 22 mila persone sulle 135 mila circa impiegate tra addetti alle operazioni volo e di terra.

Il gruppo possiede anche le compagnie Swiss, Austrian, Brussel Airlines ed Eurowings, e ha ricevuto oltre 11 miliardi di euro complessivamente dai governi per non chiudere. Ma visto che “la domanda nel traffico aereo riprenderà molto lentamente”, la linea aerea è già pronta a tagliare 100 dei 763 aeromobili della sua flotta che nei prossimi anni potrebbe dimagrire, lasciando negli hangar quasi la metà dei velivoli.

“Senza una significativa riduzione dei costi del personale durante la crisi, rovineremo la possibilità di un migliore riavvio e rischieremo di indebolire Lufthansa”, commenta Michael Niggemann, responsabile delle risorse umane nel consiglio di amministrazione del gruppo.Nei prossimi mesi è previsto un incremento dei collegamenti e dopo aver rilanciato alcune rotte a giugno i posti disponibili offerti arriveranno a non più del 40% a settembre.
 



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