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Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di Vivendi e annullato la delibera del 18 aprile 2017 con cui l’Agcom aveva di fatto congelato le quote del gruppo francese in Mediaset

di Andrea Biondi

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(REUTERS)

Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di Vivendi e annullato la delibera del 18 aprile 2017 con cui l’Agcom aveva di fatto congelato le quote del gruppo francese in Mediaset

2′ di lettura

La delibera Agcom che ha portato Vivendi a congelare parte delle sue quote in Mediaset è annullata. A dirlo è il Tar del Lazio che si è espresso così dopo la seduta dello scorso 16 dicembre. Per effetto di questa decisione, fino alla conclusione dell’istruttoria conseguente norma cosiddetta “salva Mediaset” le quote congelate (il 19,19% del capitale è stato spostato in Simon Fiduciaria) torneranno nelle disponibilità di Vivendi.

Ennesimo colpo di scena nella vicenda che vede contrapposti Mediaset da un lato e il socio francese dall’altro, ai ferri corti da quasi 5 anni dopo il mancato acquisto da parte di Vivendi di Mediaset Premium nonostante un accordo concluso.

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La decisione del Tar arriva al termine di un percorso iniziato nel 2017 – la delibera Agcom 178/2017/CONS è del 18 aprile di quell’anno – e passata attraverso la decisione della Corte di Giustizia Ue del 3 settembre scorso che ha dichiarato le norme di riferimento per quella delibera (in particolare l’articolo 43 comma 11 del Tusmar che aveva dato applicazione in sostanza a specifiche previsioni della Legge Gasparri) non conformi al diritto europeo. Quelle norme – la legge Gasparri è del 2004 e il Tusmar del 2005 – hanno rappresentato l’architrave per normare i casi di intersezione di partecipazioni rilevanti e incrociate nei media e nelle Tlc.

L’applicazione pratica c’è stata solo una volta, prendendo a esame la posizione di Vivendi primo azionista in Telecom (con il 24,9%) e secondo in Mediaset (28,8% e 29,9% dei diritti di voto) pur se con un 19,19% di quote segregate nel trust Simon Fiduciaria proprio per rispondere ai dettami della delibera Agcom. Che, arrivata nella primavera del 2017, ha imposto a Vivendi di liberarsi della causa del suo incrocio ritenuto illegittimo in aziende di media e di Tlc. Vivendi ha ottemperato all’obbligo presentando ricorso al Tar del Lazio. Il quale a sua volta si è rivolto alla Corte di Giustizia Ue per avere una valutazione. Che è arrivata, come detto, il 3 settembre scorso.

Il Tar ha quindi deciso. Dando ragione a Vivendi e non considerando peraltro il giudizio dell’Avvocatura di Stato che aveva chiesto il rinvio della decisione fino alla conclusione dell’istruttoria da parte di Agcom in base alla norma, frutto di un emendamento al Dl Covid molto contestao dai francesi, poi diventato legge, che prevede per Agcom il potere di istruttoria per sei mesi, sui casi di incroci rilevanti azionari che riguardino media e tlc. Il tutto per sei mesi in attesa di una legge di sistema che l’Italia dovrà evidentemente rifare per il sistema radiotelevisivo. La decisione del Tar in fondo spariglia le carte in tavola.



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