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© Reuters. L’ingresso di una filiale della Banca Monte dei Paschi di Siena a Roma

ROMA (Reuters) – Mps (MI:) ritiene di avere solide ragioni contro una richiesta risarcitoria da 3,8 miliardi avanzata dal socio Fondazione Mps, un tempo azionista di controllo della banca.

Lo ha detto l’AD dell’istituto senese, Guido Bastianini, che oggi è stato ascoltato in audizione nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche.

“Noi riteniamo che sia una causa nella quale abbiamo ottimi argomenti per contrastare le loro richieste ed è evidente che queste iniziative giudiziarie hanno sempre l’effetto di essere poco opportune per mille motivi. Disturbano i colleghi che sono sulla rete”, ha detto riferendosi alla richiesta risarcitoria della Fondazione, ricevuta a fine luglio e di cui la banca ha dato notizia il 6 agosto.

“Una ingiunzione che si riferisce a eventi di 10-12 anni fa io francamente, che sono a Siena da pochi mesi, la trovo…avrei sperato che non arrivasse. Spero che non ci siano impatti economici per la banca”, ha aggiunto.

Le richieste di risarcimento della Fondazione sono legate agli aumenti di capitale che la banca ha fatto a partire dal 2008 per l’acquisto di Antonveneta e nel 2011, 2014 e 2015 dopo l’operazione, poi oggetto di indagine della magistratura, sui derivati Alexandria e Santorini che, secondo alcuni soci critici, non sono stati rappresentati correttamente in bilancio.

Bastianini ha elencato i quattro aumenti di capitale che a partire dal 2011 sono stati realizzati dalla banca, fino a quello servito per il salvataggio pubblico con l’ingresso del Mef nel capitale. In tutto sono circa 18,5 miliardi, di cui circa 6 per rimborsare obbligazioni speciali, i cosiddetti Tremonti bond e poi i Monti bond, nel 2011 e nel 2014.

Ora il Tesoro, secondo il piano concordato con la Ue, deve presentare entro l’anno un piano per uscire dal capitale di Siena entro il 2021.

A Bastianini è stato chiesto di commentare un articolo di oggi de La Repubblica secondo cui il Mef avrebbe sondato anche Unicredit (MI:), oltre che Banco Bpm (MI:), come possibile compratore di Mps. Secondo l’articolo, la banca milanese avrebbe posto come condizione di non avere impatti sul capitale, chiedendo quindi una adeguata contropartita cash a fronte dell’impegno.

Unicredit non ha commentato.

Bastianini ha risposto di non poter esprimere una valutazione su questo perché “se il ministero dell’Economia che è l’attuale azionista di riferimento decide se e quando vendere la banca evidentemente fa parte di una trattativa in cui il management francamente non è coinvolto”.

I numerosi contenziosi con petitum miliardari e la pulizia del bilancio del Monte dai crediti in sofferenza sono stati finora due deterrenti contro operazioni di aggregazione della banca senese.

(Stefano Bernabei, in redazione a Roma Francesca Piscioneri)

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