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Nozze UniCredit-MPS per garantire il futuro della banca senese una volta che il Mef sarà uscito dal suo capitale. Anzi no, nozze tra UniCredit e Banco BPM.
Il risiko bancario torna a infiammarsi a Piazza Affari: si parla di toto-banche, di sirene di M&A, di febbre di fusioni e acquisizioni, di preparativi di nozze varie: ieri i titoli delle banche italiane sono stati interessati da nuove ondate di buy, dopo alcuni rumor riportati da Bloomberg, secondo cui la francese Credit Agricole starebbe andando a caccia di prede italiane, sia di piccole che di medie dimensioni.

Citati tra i possibili obiettivi Banco BPM e Credito Valtellinese (CreVal). Non per niente i titoli bancari si confermano grandi protagonisti di Piazza Affari, con Banco BPM che schizza al rialzo anche oggi.
Quella che si sta per chiudere è una settimana che è stata segnata da diverse voci soprattutto sul ruolo di UniCredit, la prescelta dal Tesoro italiano per accollarsi Monte dei Paschi una volta che lo Stato, che detiene il 68,5% della banca senese, uscirà dal capitale.
Stando a quanto riferito da Bloomberg, il MEF vedrebbe un accordo con UniCredit come un possibile modo per uscire dalla sua partecipazione di maggioranza. La posizione di Unicredit non sembra essere tuttavia cambiata in questi mesi, visto che il gruppo ha più volte declinato ogni interesse sul fronte M&A.
Mustier ha ripetutamente affermato in questi anni che UniCredit non è interessata a fusioni o acquisizioni. Già in passato il nome di Unicredit era circolato insistentemente come possibile soluzione alla grana MPS. UniCredit potrebbe però essere più propensa a gettarsi nella mischia del risiko bancario, secondo alcuni operatori, visto che, attraverso l’acquisizione di Ubi Banca, Intesa SanPaolo si è innegabilmente rafforzata in Italia. Mustier cambierà idea?
Sul dossier UniCredit-Banco BPM, Equita ha commentato le indiscrezioni riportate da MF su contatti tra le due banche per una business combination, parlando di “operazione dal forte razionale strategico”.
Così nella nota gli analisti della SIM milanese:
“Secondo quanto riportato da MF UCG (UniCredit) avrebbe avviato contatti con il management di Banco BPM per valutare una ipotetica business combination, avendo verificato l’impossibilità di procedere con l’acquisizione di BMPS alla luce delle incertezze legate ai rischi legali e all’eventuale garanzia da parte dello Stato. L’ipotesi di aggregazione riportata da MF fra UCG e BAMI avrebbe un forte razionale industriale in quanto rafforzerebbe in modo significativo il posizionamento competitivo di UniCredit in Italia sia in termini assoluti (quota di mercato dall’11% al 18%) che relativo (Intesa SanPaolo grazie all’operazione con UBI Banca ha il 20%) specialmente al Nord (quota di mercato da 10% a 20%). Il trend non solo in Italia (rispetto a Intesa SanPaolo-Ubi Banca), ma anche in Europa (vedi fusione in Spagna tra Caixa-Bankia) va infatti nella direzione di creare player di dimensioni maggiori (quota di mercato superiore al 20%) per ottenere economie di scala a fronte dei maggiori costi fissi (investimenti in tecnologia) e capitale (regolamentazione) richiesti dal business”.
“Come abbiamo già evidenziato in un recente report – ha ricordato Equita nella nota – il consumo di capitale derivante dagli effetti regolamentari negativi che UniCredit si attende su 2020-21 (ovvero un calo di -155 punti base di CET) corrisponde all’entità dell’assorbimento che deriverebbe da un’acquisizione di Banco BPM fino a 2,4 euro (0.4x P/TE), con un pagamento 40% in cash e post oneri di ristrutturazione. Questo capitale potrebbe essere allocato alla crescita esterna, la valutazione di 0.4x P/TE sarebbe coerente con il forte razionale strategico del deal. Nel caso di Banco BPM sul mercato ci sono altre opzioni di crescita esterna. In base ai nostri calcoli, utilizzando lo stesso approccio applicato nella recente operazione Caixa-Bankia in cui le due banche hanno utilizzato il buffer vs lo SREP a fronte degli oneri di ristrutturazione (buffer su CET1 da 413 pro-forma a 255 punti base post oneri di ristrutturazione), ipotizzando 2,4 miliardi di oneri di ristrutturazione, la combined entity avrebbe infatti un CET1 di 12.3% e un buffer vs lo SREP di 331 punti base (rispetto ai 415 punti base stand-alone per entrambe le banche). In base alle nostre stime, il deal potrebbe risultare EPS accretive del 6% per UniCredit al 2022 e 11% al 2023, con un ritorno sull’investimento del 18%.





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