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Se la nostra stessa vita è diventata ormani elemento imprescindibile della politica nella sua modernità, con tutti i cambiamenti e condizionamenti subiti e voluti, le criticià degli eventi contemporanei alimentano, senza dubbio, vecchi dibattiti inerenti la biopolitica, concetto molto discusso e approfondito in scienza politica.
Sono tanti gli osservatori ed autori, come ad esempio Michel Foucault, che hanno pensato la politica della modernità come disciplina stessa della vita.

Le notizie di questi giorni richiamano, in alcuni tratti, le disamine effettuate da coloro i quali hanno ben individuato gli aspetti propri della biopolitica. Senza dover entrare necessariamente nei dettagli, al fine di non annoiare il lettore, è fuor di dubbio che l’assetto economico-produttivo dei nostri giorni è incentrato su una peculiare caratteristica, legata allo scambio, agli accordi, alla cooperazione, a specifiche e mirate intese commerciali, al relazionarsi per conseguire dei risultati. Tutto affiancato, spesso in maniera del tutto latente, dalla biopolitica. Fatta questa premessa, passo agli spunti tecnici.

La Cina è uno dei più grandi Paesi consumatore di rame, oltre ad essere tra i primi produttori del metallo rosso dalle eccellenti proprietà, per quel che riguarda soprattutto la conduzione di calore ed energia elettrica.

La crescente domanda ha generato un forte aumento dell’estrazione, superando i 20 milioni di tonnellate all’anno prodotti non solo nella Cordigliera delle Ande ma anche in altre zone del mondo, Cina compresa.

Dopo una serie di minimi e massimi crescenti partiti da agosto 2019 che hanno contribuito all’idea della interruzione di un lungo trend ribassista dei mesi precedenti, nello specifico dal mese di aprile, la tendenza si è definitivamente rovesciata a partire dall’ultimo giorno di settembre quando si è toccato il minimo a 2.518 generando un invalicabile supporto che ha spinto il prezzo fino a 2.885 proprio nei primi quindici giorni del nuovo anno in corso.
Le forti preoccupazioni generate dal virus partito dal maggiore Paese asiatico hanno innescato turbolenze sulla materia prima. Attualmente dal grafico del rame delineiamo una importante e marcata tendenza al ribasso che può giungere a ritestare il minimo di settembre a 2.482 raffigurante un rilevante supporto da cui immaginare di poter ripartire, fino alla chiusura del Gap a 2.680, senza assolutamente trascurare la possibilità di una rottura del supporto indicato. In tal caso la tendenza al ribasso potrebbe continuare.

Secondo spunto interessante è certamente rappresentato dal petrolio.
Fatta già in più occasioni la premessa relativa alle tensioni riguardanti gli interessi geopolitici sullo Stretto di Hormuz, la questione dell’oro nero continua a pungolare i mercati. Dalla guerra dello Yom Kippur scoppiata nel 1973 a seguito di un attacco da parte di Siria ed Egitto nei confronti di Israele fino alle tensioni dei giorni nostri, in aggiunta alla grandi difficoltà partite dalla situazione in Cina, il petrolio rischio di toccare dei minimi che andrebbero a ritestare i 50,53 dollari al barile di giugno e di agosto dello scorso anno.

Il canale rialzista partito da ottobre 2019 da 51,02 dollari al barile fino al raggiungimento dei 65,62 dollari, ha trerminato il suo trend proprio a gennaio quando la candela su grafico giornaliero, dopo aver tracciato una lunga ombra superiore, è stata seguita dal piccolo movimento laterale ledge di conferma della tendenza che ha fortemente accelerato con una serie di candele short e dalla stessa formazione grafica Downside Gap Three Methods che si verifica dopo due giornate negatice intervallate da un Gap ed una successiva candela che chiude il divario formatosi e che allo stesso tempo funge da supporto al trend ribassista.

Grafico Future Rame





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