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Siamo noi i ragazzi su cui volete puntare?

Erika, dipendente cooperativa:
“Sono una ragazza di 24 anni che lavora a Milano. Da marzo non ho potuto lavorare, nel rispetto delle norme vigenti che hanno portato al lockdown, come tutti. Sia io che il mio convivente ci siamo visti azzerare le entrate e nonostante il sostegno costante del responsabile che ci invitava a resistere, da quando sono senza lavoro non ho ancora ricevuto un euro. Siamo appena andati a convivere: come dovrei andare avanti? Ci meritiamo la dignità di poter avere un aiuto: siamo i ragazzi su cui si dice di voler puntare. Com’é possibile che in un momento cosí fragile non ci sia nessuno a sostenerci? Vogliamo risposte e più di tutto vogliamo l’aiuto che ci é stato promesso e che dobbiamo avere di diritto”.

Il cibo o le bollette

Salvatore, magazziniere:

“Sono un padre di famiglia, tre figli. Mia moglie lavora in una pizzeria e dal 18 marzo è rimasta a casa fino a poco fa, quando ha ripreso il lavoro per 3 giorni alla settimana. Dell’erogazione della sua cig in deroga non abbiamo visto neanche l’ombra. Io fortunatamente ho lavorato sempre, con tutte le paure passate in secondo piano perché altrimenti non avremmo mangiato. Abbiamo fatto la richiesta di sospensione del mutuo e dopo 50 giorni non riusciamo ad avere una risposta sull’accettazione, continuiamo a pagarle le rate. Per fare la spesa abbiamo lasciato indietro il pagamento delle utenze che ora ammontano a 1000 euro. Prima del Coronavirus non facevamo una vita scintillante ora però senza uno stipendio è impossibile. La cosa che mi lascia basito è come sia possibile dare incentivi per l’acquisto di biciclette e non fare qualcosa per le famiglie come la mia”.
 

Neanche un euro da gennaio

Cristina, commessa:

“Vivo a Collegno, provincia di Torino, ho 51 anni e sono commessa da trenta anni sempre nello stesso settore, quello della cartoleria, settore in sofferenza da anni . Il mio titolare fatica a pagarmi lo stipendio ma non mi licenzia perché la mia forza lavoro è comunque importante. Arriva il Covid: mettiti in ferie. Va bene. Prendi i permessi. Va bene. Ti danno la cassa integrazione. Va bene, preparo la domanda. Non percepisco stipendio da gennaio e nemmeno la cassa integrazione. Ringrazio di avere un marito che ha il posto fisso”.

Rep

Pago per lavorare

Gianni, dipendente commercio:

“Sono in cassa integrazione dal 12 marzo, lavoro con contratto a tempo indeterminato per una piccola azienda del settore commercio in provincia di Bergamo.

Non abbiamo ancora visto un euro e nel frattempo ho pagato due rate del mutuo e due del prestito auto, ho un figlio di 18 anni, mi chiedo fino a quando potrò far fronte ai miei impegni. Dal 18 maggio abbiamo ripreso a lavorare part-time e il mio ufficio si trova a 37 km da casa, quindi lavorare 4 ore al giorno devo anticipare circa 50,00 euro la settimana di benzina e autostrada, in pratica pago per andare a lavorare e non percepisco un euro da tre mesi”.
 

Ci salva la nonna

Lavinia, commessa:

“Ho 38 anni, lavoro da più di 10 anni in un negozio di brand internazionale. Ho fatto progetti di vita, figli, abbiamo preso mutui . Era tutto perfetto anche se faticoso, poi questo. Inizialmente ero fiduciosa perché ho sempre creduto nello Stato sociale. Poi passavano i giorni ; la promessa di facile sospensione del mutuo si è rivelata buona solo per la banca, che sospende solo la quota capitale della rata, mentre gli interessi devono essere pagati; la promessa di anticipo della cig in deroga diventa impossibile da richiedere servono documenti dalle nostre aziende che, visto la chiusura, non possono fornirceli, inoltre la nostra banca chiede interessi sull’anticipo come fosse un normale prestito. I soldi sono finiti e abbiamo dovuto chiedere aiuto a mia madre, pensionata sola con 800 euro al mese. Qualche giorno fa mio marito ha avuto il pagamento della cig, Io ancora aspetto”.

Rep

Giovani a zero entrate

Erika, dipendente cooperativa:

“Ho 24 anni, sono dipendente presso una cooperativa. Da marzo non ho potuto lavorare, sia io che il mio convivente ci siamo visti azzerare le entrate e nonostante il sostegno costante del responsabile che ci invitava a resistere, da quando sono senza lavoro non ho ancora ricevuto un euro. Siamo appena andati a convivere, come dovrei andare avanti? Ci meritiamo la dignità di poter avere un aiuto: siamo i ragazzi su cui si dice di voler puntare”. 
 

Dovrò chiedere il Tfr

Yuri, architetto:

“Sono un architetto di 39 anni, da oltre 15 lavoro per uno studio a confine tra Marche e Abruzzo. Unico dipendente. Ho un bambino di un anno e un mutuo di casa sulle spalle. Da aprile sono in cassa integrazione in deroga per Covid-19, per 9 settimane a partire dal 1 aprile, prorogata proprio questa settimana per ulteriori 9. La prima richiesta, presentata dall’azienda il 23 aprile è stata presa in carico soltanto un paio di giorni fa, ovviamente nemmeno un centesimo è arrivato dall’Inps da 2 mesi. Per la seconda richiesta, mi viene da ridere sulla triste tempistica che potrà avere. Sarò costretto con ogni probabilità a richiedere un sostanzioso anticipo sul Tfr, visto che nel frattempo, a parte una breve sospensione del mutuo, le utenze e assicurazioni sono arrivate con puntualissima regolarità”.

Rep

Il mio albergo chiuso
 

Davide, albergatore:

“Abbiamo un piccolo hotel 3 stelle colpito dall’improvvisa caduta del turismo a causa del Covid-19 e costretto a chiudere a fine febbraio. Abbiamo 17 dipendenti tutti bravissime persone e grandi lavoratori che in questi anni con sacrificio insieme a noi hanno tenuto in piedi l’hotel contro l’agguerrita concorrenza. Alla chiusura subito abbiamo fatto richiesta come indicato dalle procedure di accedere alla Fis per i dipendenti. A tutt’oggi non abbiamo visto un euro. Abbiamo anticipato quel che potevamo aiutando come potevamo i più deboli sull’orlo della disperazione ma anche noi abbiamo completamente terminato le risorse”.
 

13 tipografi senza cig
 

Gianni, tipografo:

“Siamo una piccola tipografia a Firenze con 13 dipendenti, non eravamo iscritti al fondo Fsba. I nostri clienti sono per l’80% alberghi e ristoranti, come è stato dichiarato il lockdown abbiamo richiesto la cassa integrazione ma ancora non abbiamo visto un euro nonostante che ci dicano che la domanda è tutto ok.La situazione per molti di noi è al limite e nonostante la riapertura non si sono visti miglioramenti, la cassa integrazione scadrà il 19 giugno e dopo?”. 
 

Non sono invisibile

Giuseppina, stagionale:

“Sono una lavoratrice stagionale (almeno così credevo) addetta alla reception in una struttura alberghiera in provincia di Firenze e ho lavorato da aprile a settembre 2019.Di fatto non ho alcun sostegno economico, sono senza lavoro e la domanda per il bonus di 600 euro è stata respinta da INPS in quanto il mio contratto per un codice senza senso risulta a tempo determinato e non stagionale. Ecco mi chiedo, al di là di codici o diritto ad un sostegno o devo essere esclusa perché invisibile”.
 

Verso il licenziamento

Antonella, moglie di un cuoco:

“Mio marito fa il cuoco. Siamo monoreddito. È stato messo in cassa integrazione fino ad agosto, poi probabilmente sarà licenziato, visto che la ditta per cui lavora fa catering per banchetti. Da uno stipendio di 1500 euro, ne abbiamo ricevuti 500, che sono serviti per pagare le bollette. Almeno non ci fosse il blocco dei licenziamenti, che ci porterebbe ad avere la disoccupazione, un po’ più consistenti”.

Rep

Come in Kafka, solo domande senza risposta

Alessandro:
“Sono di Anzio, ho 49 anni e sono cassintegrato prima e disocuppato oggi. Le lettere alla Kafka sono quelle che ho inviato invano per essere ascoltato: Inps, azienda, assessorato Lazio, trasmissioni Tv. Molte di queste sono ancora documentabili: stanno lì chiuse in un cassetto insieme alle mie preoccupazioni di padre di famiglia monoreddito che con la chiusura dell’azienda per cui lavorava ha perso l’unica fonte di reddito per dare un pezzo di pane alla propria famiglia (sarà anche una storia qualunque ma fa diversamente male). Tra chi non ha risposto, nonostante le notifiche di ricezione, e chi invece ha risposto per dire: ‘Non è mia competenza'”.
 

Solo 400 euro, poi niente

Manuela, stenotipista in Tribunale:

“Sono una dipendente di una cooperativa che gestisce i servizi di stenotipia e verbalizzazione all’interno dei tribunali italiani, il mio lavoro è tutt’altro che scontato: siamo noi fonici che garantiamo che in ogni processo penale siano registrate e trascritte le testimonianze e le parti salienti di un processo. Per noi è stato richiesto l’accesso al Fondo di integrazione salariale, ma la nostra azienda non ha anticipato la cassa integrazione: siamo qui a navigare a vista, non sapendo quando e quanto prenderemo dall’Inps. Per il mese di marzo abbiamo ricevuto l’assegno ordinario il 7 maggio. Si pensava fosse un problema di ritardi nelle domande, momentaneo. Ma ora ci troviamo all’8 giugno a non sapere ancora niente. Impossibile contattare l’Inps, sia telefonicamente che via scritta attraverso il sito. Non sappiamo neanche come faremo per i mesi di giugno e luglio, perché le settimane di cig straordinaria concesse per l’emergenza sono in scadenza, e a differenza di altre attività, i processi stanno riprendendo a rilento: lavoriamo due o tre giorni a settimana, spesso per poche ore, e l’azienda non ci comunica se intende pagarci comunque o meno. Da quando è iniziata la pandemia, l’unico sostegno al reddito che ho ricevuto sono 400 euro netti a fronte di 700 lordi previsti (per 3 settimane di marzo) dall’Inps, e poi più niente”.
 

Il paradosso per noi stagionali

Karim, guida turistica:
Vivo a Napoli e lavoro come guida turistica. La nostra professione è per natura stagionale e in genere c’è chi lavora a Partita Iva e chi in cooperativa. Molto spesso chi lavora in cooperativa viene assunto dal mese di marzo, fino a novembre/dicembre. Con l’emergenza Covid si è deciso di tutelare solo coloro che erano iscritti alla data del 23 febbraio mentre tutti gli altri ne restano fuori. Quindi chi come me – e sono in tanti – non era iscritto al 23 febbraio, dopo aver versato contributi per circa 30 anni, non ha avuto diritto alla cassa integrazione né tantomeno ai 600 euro in quanto non titolare di partita Iva. Richiedendo il sostegno come lavoratore stagionale, l’Inps mi ha risposto che il lavoro di guida turistica non rientra nella categoria di lavoro stagionale del turismo. E per lo stesso motivo la Regione Campania non ha incluso le guide nel bonus di 300 euro che viene erogato per 4 mesi.
 

Affitto e bollette in arretrato

Ciro, vendite al dettaglio:
“Buongiorno, in cassa integrazione in deroga dal 12/3 al 2/6. Ancora nulla, a parte qualche piccolo anticipo dell’azienda in aggiunta alle ore effettivamente lavorate. Due mesi di affitto arretrato e bollette da pagare. Dal 2/6 finalmente è finita e si è tornati a lavorare a tempo pieno: almeno sul fronte stipendi la mia azienda è un orologio svizzero e dal 28/6 potrò contare sullo stipendio pieno”.
 

Incastrati nei fondi bilatelari

Patrizia, imprenditrice artigiana:

“Sono l’amministratore di una piccola impresa artigiana con 5 dipendenti per i quali non abbiamo obbligo di iscrizione ai Fondi bilaterali. In data 10 aprile è stata richiesta una cig in deroga alla regione Lazio che ha emesso un decreto autorizzativo trasmettendolo all’Inps il giorno 29. L’Inps dal canto suo in data 8 maggio ci nega l’autorizzazione dichiarandola di competenza al fondo bilaterale a cui ovviamente non siamo iscritti. Adesso stiamo aspettando la sentenza del giudice a cui abbiamo fatto ricorso nella speranza che sia a favore dei nostri ragazzi”.
 

Speriamo che le promesse diventino realtà

Roberto, lavoratore terme:
“Io e la mia compagna lavoriamo nel settore del turismo: io in un parco termale a Verona – che ovviamente è ancora chiuso e senza prospettive di apertura -, la mia compagna a tempo determinato in un centro turistico sul Garda, anch’esso ancora chiuso. A novembre abbiamo avuto una bambina bellissima: siamo a casa da marzo, io non ho ricevuto ancora la cassa integrazione e lei, finita la maternità è a casa: viviamo della sua disoccupazione. Il momento è un po’ difficile, speriamo che le parole e le promesse dei politici diventino anche realtà”.
 

Sola con tre figlie: lo Stato assente

Elena, associazione di volontariato:
“Per la prima volta noi lavoratori delle associazioni di volontariato siamo stati ammessi alla cig. In un momento così complesso nel quale anche tutto il sistema delle donazioni e della ricerca fondi per istanze non legate al Covid si è fermato, finalmente siamo stati equiparati agli altri lavoratori. Nella mia associazione accogliamo bambini gravemente malati da tutto il mondo per farli curare negli ospedali della capitale: siamo letteralmente fermi da marzo, alcuni bambini bloccati nel nostro centro di accoglienza per il mancato ripristino de traffico aereo, gli altri impossibilitati a rientrare in Italia per la prosecuzione di cure mediche.Sono una mamma vedova – purtroppo – di 3 ragazze e dal 1 aprile non percepisco nulla. Starò in cig fino ai primi di luglio, senza nessun segnale dell’inps. Eppure ho sempre lavorato, nenache quando mio marito è venuto prematuramente a mancare mi sono fermata. La vita che va avanti malgrado tutto: un parroco con la sia comunità mi aiuta con la spesa. Come faremo: non lo so. Il peso della responsabilità è enorme e io sono sola a gestire la mia famiglia: le spese per lo studio, la prospettiva del domani, lo Stato completamente assente”.
 

Azienda anticipa 13esima e 14esima

Antonio, libraio:

“Vivo nell’hinterland milanese e lavoro come libraio (dipendente) presso un’importante libreria di Milano città che ha chiuso al pubblico il 12 marzo. Da allora, e fino al 3 maggio, siamo stati collocati in cassa integrazione in deroga (Cigd). Dal 4 maggio la libreria ha riaperto ad orari e con ranghi ridotti e, con i colleghi, mi alterno settimanalmente tra lavoro e Cig in deroga. Ad oggi, 7 giugno 2020, nè io nè nessuno dei colleghi ha ancora visto un euro per la cassa. Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione. L’azienda ha gentilmente offerto, su base volontaria, di anticipare 13° e 14° mensilità e, per quanto mi è dato sapere, si è comportata correttamente per quanto riguarda la parte di sua competenza (ossia inoltro della domanda di Cidg con i dati dei dipendenti). Ma tuttto tace e restiamo in rassegnata attesa”.
 

Neanche la banca ci paga gli anticipi

Silvia, terapista della riabilitazione:

“Ho 51 anni lavoro presso un centro privato convenzionato con il Sistema sanitario nazionale da 28 anni. Nonostante l’azienda per cui lavoro abbia fatto la richiesta da 4 aprile del sostegno mediante il Fondo Integrativo Salariale al reddito ad Aprile scorso,

nessuno dei dipendenti ha ricevuto un euro da parte dell’INPS. In particolare io non ho ricevuto ancora neppure l’anticipo da parte della mia banca come previsto dall’accordo Abi, nonostante abbia inviato la richiesta all’istituto di credito il 30 aprile scorso”.
 

Solo favole dai piani alti

Gabriele, pasticcere:
“Svolgo un lavoro stagionale nelle isole Eolie come pasticcere: dal 10 marzo – cioè dall’inizio della pandemia – sono stato messo in cassa integrazione, ma ad oggi non ho ricevuto nemmeno un euro. Io non so più come andare avanti in questo paese con tutte queste favole che raccontano dai piani alti. Comunque aspetto con fiducia l’arrivo di questi pochi ma benedetti soldi e la ripartenza del lavoro. Basta promesse, vorrei solo fatti”.



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