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MILANO – Il Pil italiano crollerà dell’11,3% nel corso del 2020, livello paragonabile a quello di Francia, Spagna e Regno Unito. Ma potrebbe andar peggio, se il Covid dovesse tornare a mordere in autunno costringendo a nuove chiusure. In questo sciagurato scenario, la contrazione arriverebbe al 14%.

Sono le previsioni pubblicate dall’Ocse, che nel suo nuovo outlook economico sconta a pieno la devastazione economica del coronavirus, la “peggior crisi dalla Seconda guerra mondiale” capace di portare devastazione per la salute, il benessere e il lavoro delle persone, e di creare una incertezza senza precedenti. Uno sconvolgimento che ha portato conseguenza economiche “tragiche” ovunque, con una ripresa che “sarà lenta” e una crisi che avrà “effetti duraturi” con un peso maggiore sulle fasce di popolazione più vulnerabili. Un evento che detta delle nuove priorità nell’agenda delle politiche economiche e non solo, a partire dalla necessità di cooperare per trovare un vaccino per arrivare alla creazione di percorsi di riqualificazione dei lavoratori in cerca di nuove occupazioni, garantendo una rete di protezione alle persone che rischiano di restare ai margini della società.

Nel suo articolo che introduce il rapporto, il capoeconomista Ocse – Laurence Boone – non dimentica di annotare come tutto questo sarebbe potuto esser anche peggio, senza il sacrificio dei sanitari che hanno messo a rischio le loro stesse vite per contenere il virus. Davanti a chiusure che hanno ridotto l’attività economica del 20-30% in molti Paesi, l’Ocse riconosce che i governi hanno risposto in fretta e con strumenti anche innovativi. Anche le Banche centrali hanno fatto il loro dovere, con iniziative forti e prese rapidamente.

Resta una crisi (entro la fine del 2021 la perdita di reddito sarà la maggiore mai vista nelle recessioni dell’ultimo secolo ad esclusione dei tempi di guerra) che aumenterà le diseguaglianze: sia tra Paesi (più e meno colpiti dal virus; più e meno preparati dal punto di vista sanitario; più o meno abili fiscalmente a rispondere) sia tra lavoratori di uno stesso sistema (solitamente quelli più qualificati sono riusciti a proseguire nelle loro attività con lo smart working, gli altri sono rimasti tagliati fuori dall’attività economica). Siamo di fronte a un cambio di paradigma: dalla “grande integrazione” alla “grande frammentazione”.

Di fronte a queste incertezze, l’Ocse ha prodotto due set di stime. Le prime immaginando di tenere il Covid sotto controllo fino al vaccino, le seconde immaginando una ripresa dei contagi nella fase finale dell’anno. Si tratta ovviamente di esercizi assai difficili, buoni per capire in che range di possibilità ci si muove. Per l’Italia tutto ciò si traduce in un rischio di crollo del Pil del 14% quest’anno, nello scenario peggiore, con un rimbalzo del 5,3% il prossimo. Diversamente, la dinamica sarebbe -11,3% seguita da +7,7%. “Se la produzione industriale si riavvierà rapidamente con l’abbandono delle chiusure, il turismo e molti servizi legati ai consumatori ripartiranno più lentamente, con effetti negativi sulla domanda”. In entrambi gli scenari, fino alla fine del 2021 l’output italiano sarà sotto i livelli ante-Covid. E anche l’occupazione ne soffrirà: nel caso del ritorno di Covid la previsione è di un ritorno della disoccupazione in doppia cifra al 10,7% quest’anno e ancora più su all’11,9% il prossimo. Il debito, in questo caso, arriverebbe a sfiorare il 170% del Pil secondo i parametri europei.

L’Ocse riconosce che l’Italia ha risposto “rapidamente” all’emergere del virus ma il Covid rischia di esser un duro colpo sull’inclusività della crescita. Le misure adottate sono appropriate, ma dovrebbero affiancarsi a una rinnovata spinta per un ambizioso programma di riforme strutturali, dicono da Parigi. Per le attività economiche e i lavoratori si suggerisce di supportare i programmi di riqualificazione e il sostegno agli investimenti, in particolare guidando una transizione verso i settori che garantiscono le migliori prospettive. Il Reddito di cittadinanza è da potenziare per evitare l’aumento della povertà e supportare la domanda. Anche guardando alle banche, l’Ocse suggerisce al governo di star pronto – in caso di crescita dei crediti deteriorati – a rinforzare il programma di garanzie statali (Gacs) a supporto delle cartolarizzazioni bancarie. Nel menu non mancano l’annosa questione della complessità amministrativa, il miglioramento dell’efficacia del sistema legale e la riduzione del costo del lavoro oltre al rinnovo delle infrastrutture che invecchiano e l’adozione delle tecnologie digitali per aumentare la competitività.



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