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Gli enti di previdenza obbligatoria assicurano al cittadino italiano una protezione economica nell’ultima stagione dell’esistenza. Non sempre però il pensionato riesce a godere di un tenore di vita assimilabile a quello garantito dallo stipendio in età lavorativa. Desta maggiore preoccupazione la condizione precaria di innumerevoli giovani per il quali la costruzione dell’anzianità contributiva è impresa titanica. Ci si interroga allora sull’opportunità di provvedere per proprio conto ad una rendita a tutela della vecchiaia.  Conviene mirare alla previdenza obbligatoria o complementare?

Pensione erogata dagli enti di previdenza

Con la circolare INPS n. 19 del 7 febbraio 2020 hanno ricevuto conferma i requisiti utili alla riscossione dell’assegno pensionistico a partire dal 1° gennaio scorso. La normativa afferente alla pensione di anzianità o anticipata rimarrà invariata anche per il 2021 e all’orizzonte non si profila un aumento dell’età pensionabile. Le garanzie offerte al lavoratore italiano da INPS, INPDAP ecc., per quanto innegabili, implicano il possesso di requisiti il cui conseguimento riesce assai difficoltoso. Ciò soprattutto per il nutrito gruppo di forze giovani che in Italia riesce ad accedere alla professione con ritardo per la carenza di offerte occupazionali. I giovani pertanto si chiedono: conviene mirare alla previdenza obbligatoria o complementare?

La forma complementare

Durante i lunghi anni di precariato si potrebbe prendere in seria considerazione la possibilità di un Piano Individuale Pensionistico (PIP), di fondi pensionistici aperti o chiusi. In tutti i casi si tratta di pensioni integrative che garantiscono una rendita mensile a fine carriera. L’attrattiva immediata legata alla previdenza complementare è rappresentata dalle agevolazioni fiscali cui dà diritto. Allo Stato infatti conviene supportare il lavoratore che aderisce alla pensione integrativa. La detrazione nella dichiarazione dei redditi ammonta ad un massimo di 5.264 e l’imposta sostitutiva sui i rendimenti maturati negli anni presenta un’aliquota bassa. Al lavoratore precario può inoltre risultare vantaggiosa la flessibilità con cui può modificare la cadenza e gli importi da versare. L’intestatario della pensione gode anche dell’opportunità di interrompere i versamenti e di riattivarli, di chiedere anticipazioni pari al 75% o di riscattarla anzitempo.

A fronte dei vantaggi elencati la domanda si ripresenta dunque prepotente: conviene mirare alla previdenza obbligatoria o complementare?

La risposta a tale interrogativo non può che essere differente in relazione alla situazione occupazionale del singolo e, soprattutto, all’anzianità contributiva che spera di costruire.

Approfondimento

I requisiti per andare in pensione nel 2021/2022



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