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In questi giorni di grande tensione per lo stop lavorativo, molte categorie di lavoratori sono fortemente esposte al rischio povertà e alla penuria economica. La causa risiede nell’emergenza sanitaria che sta colpendo la nazione intera e alla quale si sta cercando di dare risposta immediata. Molte attività commerciali e di ristorazione saranno chiuse fino al 25 di marzo, a patto che non vi siano nuovi decreti. A pagare il grave scotto lavorativo sono i lavoratori autonomi e liberi professionisti che non beneficiano di alcuna garanzia e sono a rischio povertà. Questo almeno fino a quando il Governo non deciderà di intervenire in maniera trasversale su tutte le professioni. Quali sono i lavori a rischio povertà per il coronavirus? Una importante fascia di lavoratori italiani viene pesantemente fiaccata dallo stop lavorativo in questo stato di emergenza.

Le misure adottate sono sufficienti a garantire i lavoratori?

Tra le professioni maggiormente esposte al rischio di penuria economica rientrano sicuramente tutti i titolari di Partita Iva. Come hanno più volte ribadito i rappresentanti di Governo, lo Stato sta facendo il possibile per creare un cuscinetto economico ad aziende e imprese. Allo stesso modo, però, anche i titolari di Partita  Iva e i liberi professionisti reclamano i propri diritti di tutela. Bisogna ammettere, tuttavia, che in questi giorni si alternano numerosi decreti governativi che stanno proponendo misure di sostegno e tutela per tutta la penisola. Al momento, l’unica misura di sostegno che si è resa nota per i lavoratori autonomi è contenuta nell’art. 16 del D.L. del 2 marzo. Secondo tale articolo, si prevede il diritto ad una indennità mensile di 500 euro per i lavoratori autonomi per un periodo massimo di tre mesi. Purtroppo, però, questa misura era stata pensata per tutti i lavoratori degli undici comuni della vecchia zona rossa. Ora che l’Italia intera è stata dichiarata zona protetta, lo scenario si modifica e bisognerà affrontare la situazione in maniera differente.

Quali sono i lavori a rischio povertà per il coronavirus?

Se l’emergenza e la chiusura delle attività dovesse estendersi nel tempo per effetto del coronavirus, l’economia nazionale potrebbe assistere ad un ulteriore crollo. Già nelle scorse settimane Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, aveva ipotizzato una perdita di qualche decimale sul Pil di lavoratori italiani. Nel caso in cui la ricchezza dovesse scendere di 0,4 punti, allora il danno economico alla nazione sarebbe di circa 7 miliardi. Alla domanda “quali lavori sono a rischio povertà per il coronavirus”, la risposta ricade principalmente sulle P. Iva e sulle piccole imprese con meno di 5 dipendenti. Queste categorie lavorative non hanno una forza economica tale da contrastare la portata economica del collasso lavorativo. È per tale ragione che si spera in tempestivi provvedimenti da parte del Governo a beneficio di professionisti e piccoli imprenditori.



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