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I percettori del reddito di cittadinanza si staranno chiedendo quando verrà effettuata la ricarica spettante nel mese di marzo. Molti contribuenti non hanno ricevuto il contributo governativo a febbraio per motivazioni varie e relative allo stato della domanda. Sul portale dell’Istituto di previdenza, accedendo all’area personale, il cittadino ha modo di conoscere lo stato della domanda inviata. Dalle due voci “Requisiti economici” ed “Esito di sintesi” il contribuente può attingere informazioni utili per comprendere la mancata percezione dell’indennizzo statale.

La presenza di una icona raffigurante una mano di colore rosso indica l’avvenuta decadenza dei diritti di percezione. La mano di colore arancio designa invece il rilevamento di alcune perplessità nell’elaborazione della pratica. In fase di accertamento l’Inps potrebbe aver riscontrato una discrepanza tra i dati contenuti nella nuova DSU e quelli già in possesso delle banche dati. Oppure potrebbe darsi il caso del mancato rispetto dei termini di presentazione della domanda che, ricordiamo, scadeva il 31 gennaio 2020.

La ricarica di marzo 2020

Chi non ha mai beneficiato del reddito di cittadinanza ha atteso l’arrivo del mese di marzo per scoprire se la domanda ha ricevuto accoglienza. All’esito positivo della richiesta segue l’invio da parte delle Poste di una comunicazione tramite posta elettronica o sms. A distanza di 15 giorni dalla data di presentazione della domanda, il contribuente ammesso a beneficiare del contributo dovrà ritirare la card. Il richiedente che abbia inoltrato la richiesta per la prima volta ed entro il 29 febbraio 2020 troverà il contributo accreditato sulla card.

Le date del reddito di cittadinanza

La ricarica del contributo statale avviene per consuetudine con cadenza mensile previo accertamento del reiterato possesso dei requisiti richiesti. L’accredito sulla card avviene entro il 27 del mese, mentre l’Inps effettua la disposizione al pagamento  intorno al 24. Il che equivale a dire che la ricarica giunge non oltre l’ultimo giorno del mese da parte di Poste italiane cui spetta erogare i pagamenti previo controllo Inps. Resta confermata la comunicazione dell’Inps relativa all’obbligo di presentare il nuovo Isee 2020 per la fruizione del reddito di cittadinanza. Nel caso in cui non sia pervenuto l’aggiornamento dell’Isee, l’Inps procede difatti alla sospensione del pagamento, come avvenuto per molti contribuenti.

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La presenza di una icona raffigurante una mano di colore rosso indica l’avvenuta decadenza dei diritti di percezione. La mano di colore arancio designa invece il rilevamento di alcune perplessità nell’elaborazione della pratica. In fase di accertamento l’Inps potrebbe aver riscontrato una discrepanza tra i dati contenuti nella nuova DSU e quelli già in possesso delle banche dati. Oppure potrebbe darsi il caso del mancato rispetto dei termini di presentazione della domanda che, ricordiamo, scadeva il 31 gennaio 2020.

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Chi non ha mai beneficiato del reddito di cittadinanza ha atteso l’arrivo del mese di marzo per scoprire se la domanda ha ricevuto accoglienza. All’esito positivo della richiesta segue l’invio da parte delle Poste di una comunicazione tramite posta elettronica o sms. A distanza di 15 giorni dalla data di presentazione della domanda, il contribuente ammesso a beneficiare del contributo dovrà ritirare la card. Il richiedente che abbia inoltrato la richiesta per la prima volta ed entro il 29 febbraio 2020 troverà il contributo accreditato sulla card.

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La ricarica del contributo statale avviene per consuetudine con cadenza mensile previo accertamento del reiterato possesso dei requisiti richiesti. L’accredito sulla card avviene entro il 27 del mese, mentre l’Inps effettua la disposizione al pagamento  intorno al 24. Il che equivale a dire che la ricarica giunge non oltre l’ultimo giorno del mese da parte di Poste italiane cui spetta erogare i pagamenti previo controllo Inps. Resta confermata la comunicazione dell’Inps relativa all’obbligo di presentare il nuovo Isee 2020 per la fruizione del reddito di cittadinanza. Nel caso in cui non sia pervenuto l’aggiornamento dell’Isee, l’Inps procede difatti alla sospensione del pagamento, come avvenuto per molti contribuenti.

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