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Il Report di Oxfam più recente riporta dati allarmanti in merito alla distribuzione della ricchezza. In Italia la discrepanza fra ricchi e poveri ha raggiunto cifre scandalose. Giovanni Ferrero, Leonardo Del Vecchio e Stefano Pessina vantano patrimoni superiori a quelli totalizzati dal 10% della popolazione. Ciò equivale a dire che i tre miliardari della lista Forbes posseggono più di quanto presente nelle tasche di sei milioni di italiani poveri. Cresce lo sconforto se ampliamo la prospettiva: la situazione patrimoniale di chi detiene il 41% della ricchezza nazionale si conferma superiore a quella dell’80% più povero.

Report Oxfam: la situazione in Italia

I dati forniti da Oxfam alla vigilia del World Economic Forum di Davos rivelano un preoccupante aumento della sperequazione. Negli ultimi 20 anni, la quota dei ricchi è lievitata al 7,6% mentre è scesa del 36,6% quella della metà più povera dei cittadini italiani. Spiega Oxfam che ciò accade anche perché le condizioni di opulenza e di miseria si perpetuano con l’ereditarietà dei patrimoni. I figli dei ricchi acquisiscono beni che a loro volta tramandano e i figli dei poveri non riescono ad emanciparsi dall’indigenza.

Disoccupazione giovanile

Nel nostro Paese i giovani ingaggiano quotidiane lotte per ottenere un lavoro dignitoso e qualificato. Sul loro futuro incombe lo spettro della precarietà e dell’inadeguatezza delle posizioni lavorative raggiunte. Il 13% della popolazione giovanile di età inferiore ai 29 anni denuncia povertà lavorativa, il 30% invece retribuzioni inferiori a 800 euro lordi al mese. Il passaggio dalla scuola e dalla formazione all’esercizio della professione avviene in tempi biblici. Ciò ingenera non solo sconforto, ma anzitutto fuga verso Paesi economicamente più attraenti.

La condizione femminile

Declinata al femminile, la situazione occupazionale risulta ancor meno incoraggiante. A livello globale, non possiede un impiego il 42% delle donne. In Italia nel 2018 l’11% della popolazione femminile ha dovuto rinunciare ad un incarico retribuito per dedicarsi a compiti di cura familiare. Quand’anche impiegate nel campo della cura in veste di badanti, baby-sitter, collaboratrici domestiche percepiscono compensi inferiori e non godono di sussidi.



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