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L’Italia a due velocità in fatto di differenza di reddito tra ricchi e poveri e fa del nostro Belpaese tra i peggiori a livello europeo. Fa rabbrividire la statistica: i più ricchi possono contare su entrate sei volte superiori rispetto a chi sta in difficoltà. Più si va avanti e questo divario aumenta. Alla faccia dei proclami politici ricorrenti di voler diminuire il gap ed avere un occhio di riguardo per coloro che sono in affanno. La forbice negli ultimi 10 anni si è continuata ad allargare. Chi aveva più soldi ne continua ad avere di più, chi non ha soldi continua ad avere sempre meno soldi.

Al Nord ricchi e poveri minor divari

Le statistiche se guardiamo nello specifico regionale ci mostra che al nord il divario è minimo in Friuli Venezia Giulia nella Provincia di Bolzano. Dove invece il divario è ampio, con una forbice  a livelli record è in Campania e Sicilia. Qui il benestante ha un reddito 7,4 volte superiore al disagiato.

Reddito di inclusione servito a ben poco

Come detto le misure per i bisognosi sono state emanate ma sono servite a ben poco. Il Reddito di Inclusione in favore della povertà, non è stato efficace a giudicare dai dati forniti dall’istituto di statistica europeo. Ora si attende di capire l’incidenza avuta dal reddito di cittadinanza.

Scatta la fase due per il reddito di cittadinanza

I bisognosi hanno percepito soldi dallo Stato senza lavorare ma ora è arrivato il momento di contraccambiare. Entrano in gioco i Comuni che dovranno predisporre i Progetti di Pubblica Utilità. I beneficiari del sussidio saranno chiamati a lavorare per il Comune di residenza. Se i beneficiari del reddito di cittadinanza non hanno trovato lavoro tramite il Centro per l’Impiego saranno obbligati a farlo con il proprio Comune altrimenti perdono il sussidio.

Saranno impegnati in attività culturali, sociali, ambientali e di formazione. Non prenderanno ulteriori soldi ma la loro opera sarà per ripagare del reddito ricevuto dallo Stato in modo da partecipare attivamente a migliorare le condizioni di vita della collettività.

Quanto dovrà lavorare il percettore di reddito di cittadinanza

L’impegno lavorativo va da 8 a 16 ore settimanali. Ai comuni spetta decidere le modalità. Il mancato rispetto degli impegni assunti da parte del percettore di reddito di cittadinanza comporterà la perdita del diritto ai soldi erogati mensilmente nella card.



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