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Concentriamoci sul mercato più evoluto e più del mondo, lo S&P500, e sul rimbalzo che molti investitori attendono dopo le recenti perdite. L’ETF SPY, il primo, il più famoso e scambiato ETF sull’indice in questione, è sceso di circa il 27% nelle ultime tre settimane e mezzo. Mai prima d’ora il mercato aveva subito una correzione così netta e così veloce da un massimo storico.

Si può anche essere aggressivi durante i periodi di bassa volatilità. Pertanto, ora non sembra il momento giusto per intervenire e cercare di prendere il coltello che cade. Ma non tutti gli investitori credono in questo approccio. Molti si affidano (o provano ad affidarsi) alla corretta tempistica (ovvero comprare basso, vendere alto) per produrre rendimenti superiori a quelli di mercato. Sappiamo già, da molti studi, come questo sia virtualmente impossibile anche per i gestori professionali, figuriamoci per il pubblico indistinto, ma ogni opnione, ovviamente, è degna di rispetto.

Se da un lato continuiamo a pensare che le azioni potrebbero scendere ulteriormente, dall’altro bisogna ammettere che dal caos globale generato dal coronavirus cominciano ad emergere alcuni segnali positivi, sebbene molto precoci.

Contenimento dell’epidemia in Estremo Oriente

La provincia epicentrica di Hubei, in Cina, è oggi meno contagiosa dell’Italia, che a sua volta è diventata il principale campo di battaglia della malattia in Occidente. A Hubei, secondo Forbes, la diagnosi di nuovi pazienti è scesa dalle migliaia di pazienti di qualche settimana fa due cifre di oggi, e ci avviamo a pochi contagi al giorno.

È degno di nota come le fasi di inizio, accelerazione e decelerazione della pandemia nella regione sono durate quelli che sembrano degli interminabili tre mesi. Eppure, la diffusione del virus nel punto di origine sembra essere in qualche modo sotto controllo. I blocchi per impedire di viaggiare hanno appena iniziato a essere sollevati anche in altre parti della provincia.

La crisi sanitaria sembra essersi stabilizzata anche in altre parti della Cina, non senza iniziative che probabilmente lasceranno una cicatrice sulle economie locali nel breve-medio periodo. La Corea del Sud ha adottato un approccio diverso per contenere la pandemia (test e trattamento contro il blocco), portando la curva ad iniziare ad appiattirsi nei giorni scorsi.

L’ultima buona notizia proveniente dalla Cina è stata pubblicata da Apple il 12 marzo, dopo la fine della peggiore sessione di borsa dal 1987. L’azienda tecnologica e di consumo ha appena annunciato la riapertura di tutti i suoi negozi nel paese asiatico, dopo circa un mese di inattività.

Non c’è dubbio, la minaccia COVID-19 è ben lontana dall’essere contenuta nella maggior parte del mondo. Ad esempio, la più grande economia globale, gli USA, sta iniziando a chiudere tutto solo adesso. Ma mentre molto deve ancora essere fatto nella lotta contro il coronavirus, l’intero ciclo pandemico sembra fare il suo corso in alcune parti del globo. Chissà, forse la parte maggiore delle cattive notizie sull’epidemia del virus potrebbe essere già venuta alla luce a questo punto.

Aspettate il segnale per il rimbalzo

Bisogna stare più attento all’azione dei prezzi, un principio importante della strategia di investimento di chiunque non sia un investitore “buy and hold” (un cassettista). Pertanto, a prescindere da come la crisi del COVID-19 e le sue implicazioni potrebbero svilupparsi nei prossimi mesi, non salteremmo a piè pari nel mercato, e non cercheremmo di catturare i titoli su un ipotetico bottom, o vicino ad esso fino a quando il mercato stesso non ci dirà che è abbastanza sicuro farlo.

Dal 1980, l’S&P500 è entrato nel territorio del mercato orso (cioè il 20% di sconto sui massimi precedenti, o peggio) in cinque anni, cioè 5 volte. Per chiarezza, l’attacco dell’orso si è esteso negli anni futuri in alcuni casi, che consideriamo tutti parte dello stesso calo del mercato.

3 caratteristiche del mercato orso

  • Il mercato orso medio ha spinto le azioni quasi il -40% al di sotto dei picchi precedenti. La correzione attuale è stata finora la meno grave degli ultimi 40 anni.
  • Potrebbe essere necessario un anno o più prima che il drawdown si riduca a -15% (in media sono 270 giorni di trading, o circa un anno).
  • Potrebbero essere necessari più di cinque anni prima che il drawdown giunga a termine (in media sono 845 giorni di trading, o circa tre anni).

I punti chiave, in questo caso, sono che le correzioni possono essere (1) severe e (2) durature, dando agli operatori del mercato che sono stati in disparte un sacco di tempo per tornare a bordo ben prima delle azioni, anche avvicinandosi ai massimi di tutti i tempi.

Sicuramente, una rapida fine della crisi del COVID-19 e un impatto limitato sull’economia globale potrebbero portare a una ripresa a V dei mercati. In questo caso, il rimbalzo del 2020 potrebbe assomigliare molto a quello del 1982. Ma continuiamo a pensare che sia troppo presto per dire come sarà il rimbalzo, e quando esattamente comincerà a ricomporsi.

Rimbalzo. Ci sarà? Quando ci sarà? E come sarà? Cosa fare?

Per ora, suggeriamo di tenere un occhio sull’evoluzione della pandemia nei paesi finora più colpiti (ad esempio Cina, Corea del Sud, Italia e, presto, gli Stati Uniti) e un altro sulla reazione del mercato. La decelerazione dello spread, unita a una serie di giorni positivi sul mercato, potrebbe indicare una ripresa più sostenibile dei titoli.

Ma, sopra ogni cosa, pensate “fuori dalla scatola” (Think outside the box), cioè in maniera diversa dagli altri. Non siate il gregge, che viene condotto dove vuole il pastore (cioè le mani forti). Siate l’osservatore che guarda il pastore condurre il gregge…



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